Dell’amore

nonostante-tutto-resistiamoUn pezzo insolito per questo blog. Una novità assoluta, direi. Per molti potrebbe essere anche il primo incontro con la mia voce: a qualcuno può piacere l’idea di abbinare la voce alle parole che ha letto spesso. Ma non è detto che l’esperimento funzioni. Però vale la pena provare. Continua a leggere

Come fossi stato io

img_0711Di solito guardo solo un pezzo, un lato delle cose. Quasi sempre le guardo di sbieco. Non le guardo mai di fronte, in primo piano. È uno sguardo che mi deriva da una postura narrativa, credo. O forse è il contrario. Non lo so. Adesso per esempio c’è questa storia di questi due sedicenni che hanno fatto la mattanza ai genitori di uno dei due. Una cosa che le scarpe ti diventano pesanti, scriverebbe Safran Foer. E uno pensa sicuramente ai genitori morti, un altro pensa certamente al figlio che li ha uccisi. C’è pure uno che pensa a questo amico che s’è messo in mezzo. Io sto ancora più a lato: penso ai genitori di questo amico che s’è messo in mezzo. Continua a leggere

L’Epifania del figlio.

IMG_6160Uno. Genitori che accompagnano figli troppo giovani che partono. Alla stazione conto almeno dieci nuclei simili al nostro: la sera di Santo Stefano è una sera di partenze, a quanto pare, e di separazioni. Se il Natale è la festa della famiglia, una decina di natività sono qui in stazione e la mangiatoia è il treno sul quale il Bambinello si ripone da solo, con la prenotazione nell’iPhone. Continua a leggere

Questa voce è stata pubblicata il 30 dicembre 2016. 1 Commento

Fare piccoli per farsi grandi

wolf_in_sheeps_clothing1Vincenzo ha fatto il maestro di scuola elementare per tutta la vita ed oggi che è in pensione fa il maestro in un CAS, un Centro di Accoglienza Straordinaria per rifugiati. In classe ha una trentina di ragazzi tra i 18 e i 25 anni provenienti da molti Paesi africani e del Medio Oriente. Continua a leggere

La mia materna nudità

me-da-piccoloLavorai per molto più di tre anni per scrivere Ho perso le parole. Quando fu definitivamente concluso decisi che, per non dimenticare quel lavoro, dovevo fare un segno permanente sul mio corpo. Un incisione, un tatuaggio. E non poteva che essere un elefante, ovviamente. Cercai un disegno col quale potessi identificarmi e mi misi in attesa di un cenno, una indicazione che mi informasse che era il momento. Continua a leggere

Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2016. 1 Commento

Le parole sono muscoli

1_672-458_resizePer me la vera morte è l’ispirazione che non scorre più canta Caparezza. Se sto dentro questa metafora vedo che io sono uno che ripetutamente si toglie la vita. L’arma di questo ripetuto suicidio è il mio silenzio, che è l’ossigeno che mi consente di vivere una invisibilità almeno sufficiente, ma che si nutre – questo mi è chiaro – anche della mia pigrizia. E però questa volontaria, necessaria e pigra afasia alla lunga si incista e mi rende muto mio malgrado: le parole sono muscoli, se non le usi si atrofizzano, se le usi male si strappano. Il crampo delle parole è il più doloroso. Continua a leggere

Niente di nuovo sotto il sole di Goro

goroNon si contano le teorie che in queste ore sono state sbaragliate per spiegare quello che è successo a Goro. Il comune denominatore della maggior parte di queste teorie è che mala tempora currunt. Che è la teoria meno teoria che esista, la spiegazione meno spiegazione che esista. Continua a leggere