Mi hanno rovinato

Il titolo originale di questa pagina era Under the influence come l’omonimo programma televisivo di Studio Universal nel quale famosi attori americani spiegano chi li ha influenzati dal punto di vista professionale. Ma poi ho pensato che un titolo del genere rischiava di passare inosservato e dunque ho optato per il ben più netto Mi hanno rovinato.

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Ci sono stati, nel passato remoto e in quello prossimo, libri, film, dischi, opere in generale, ma anche persone (in quanto tali o perchè hanno scritto, diretto, interpretato, creato, pensato, ecc…) che ci hanno influenzato in maniera determinante, che sono state fatali, e che dunque ci hanno condizionato, letteralmente formato, dato forma. In questa pagina, che sarà in continuo aggiornamento (perchè la memoria è fallace e l’autobiografia una narrazione di sè interminabile), io elenco le mie influenze ma solo affinchè altre e altri facciano lo stesso e ne scaturisca una riflessione collettiva sulle nostre radici culturali, sui nostri mentori, sulle nostre matrici identitarie. Comincio dal mio romanzo di formazione, il libro che ha segnato irreparabilmente la mia adolescenza e dunque la mia visione del mondo, e continuo con diversi pezzi del mio cuore, della mia mente e della mia coscienza, personale e professionale.

A questo libro di Oriana Fallaci, letto e riletto e conservato per poco meno di trentanni proprio nella sua edizione Euroclub e poi regalato a mio nipote il giorno della sua nascita, devo forse tutto ciò che ha segnato la mia vita personale: l’antimilitarismo, l’obiezione di coscienza, l’odio per gli abusi di potere, la libertà interiore da ogni convenzione e vincolo, l’autonomia dei sentimenti, la diffidenza nei confronti delle élite oligarchiche ad ogni livello, il mito del pugno chiuso, la consapevolezza della possibilità della lotta armata, la constatazione che si può amare un principio più di una donna.

Due i frutti, i grandi frutti, principali dell’incontro con l’opera di Carlo Levi: il definitivo apprendimento dell’eterno fascismo italiano e il fatale prendere forma di uno sguardo antropologico (al quale ha fortemente contribuito anche Padre Pierino Valenti del Centro Studi Croce Bianca di San Severino Marche).

Dopo l’incontro con Don Milani, la vena politico-ideologica trova una forma più compiuta e completa contaminandosi con l’urgenza del rigore, dell’etica e della trascendenza. Irrompe un senso di giustizia. Indivisibile dalla scelta di essere sempre eretico e irriverente.

Ovviamente anche Guccini, De Andrè, De Gregori, Fossati, il primo Bennato e tanti altri. Ma la voce, le parole e la musica di Pierangelo Bertoli sono state il nutrimento delle mie giornate più importanti, delle notti di lavoro, dei pomeriggi di studio, della notte prima degli esami e anche della mattina all’alba prima degli esami, del giorno del mio matrimonio, ecc… Nelle sue canzoni, tutte a memoria (anche oggi potrei provarci), il senso della purezza ideologica e morale, il rispetto per il lavoro, l’inderogabile schierarsi da una parte o dall’altra, la testa alta, il muso duroL’incipit Caro amico questa lettera di giunge da lontano mi commuove tuttora.

Nel 1989 ho scoperto l’esistenza di Danilo Dolci. Pur non essendo mai stato, io, un teorico e un testimone della nonviolenza, mi colpirono molto la sua figura, le sue azioni di lotta dal basso e le sue poesie. Una soprattutto:

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Questa stupenda poesia, forse la più famosa di Danilo Dolci, è conosciuta e amata soprattutto per l’ultimo verso (ciascuno cresce solo se sognato). Io fui invece folgorato dal suo contenuto più generale: la mia immaturità pedagogica del tempo fu stuprata infatti dalla irruzione, nella mia idea di relazione di cura, di due categorie fondamentali: la libertà e la verità. La mia vita, personale e professionale, fu irrimediabilmente segnata da questo avvento culturale ed oggi sono convinto che quei versi siano l’imprinting della mia amara solitudine interiore e ideologica. Vent’anni dopo ho scritto Ho perso le parole che è un libro sulla libertà nelle pratiche di cura. In occasione della presentazione del libro alla libreria Laterza di Bari, dissi pubblicamente che avrei di lì a poco iniziato a scrivere un libro sulla verità nelle pratiche di cura.

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7 commenti

7 thoughts on “Mi hanno rovinato

  1. TUTTO QUESTO HA SEGNATO SICURAMENTE LA VITA DI TUTTI, CHI DALLA PARTE DX, CHI DALL’ALTRA SN. SEPARARSI OGGI DAGLI IDEALI DI OGNUNO E’ ALQUANTO DIFFICILE, ANCHE SE SEMBRA DI CREDERE A DELLE FAVOLE CHE CI HANNO RACCONTATO DA PICCOLI. FORSE SI STA DISTRUGGENDO QUELLO CHE DI BUONO ERA STATO CREATO DAI NOSTRI PREDECESSORI. DA QUI NASCE LA PAURA DELLA DELUSIONE DEL PRESENTE E DI UN FUTURO FATTO DI INCERTEZZE, POICHE’ UNA PARTE DI NOI E’ LEGATO A TUTTO QUESTO, L’ALTRA QUELLA DELLA REALTA’ DELLE VICENDE ATTUALI, FANNO PENSARE A TUTT’ALTRO. GLI IDEALI CHE SPINGEVANO UN TEMPO GLI UOMINI VERSO LA GIUSTIZIA, OGGI SEMBRA SIANO DIVENTATI UN PERICOLO PER LO SVILUPPO, IN QUANTO OSTACOLANO GLI INTERESSI DI UN MONDO FATTO DI SOLO DIO DENARO. QUESTO E’ QUANTO OFFRIAMO OGGI AI NOSTRI FIGLI, UN MONDO FATTO DI INCERTEZZE E ANCHE VOGLIO CREDERE DI SPERANZE. IL CAMBIAMENTO E’ UTILE MA NON A DANNO DI QUELLO CHE ABBIAMO CREDUTO E CHE CI E’ STATO TRAMANDATO, COME SE FACESSE PARTE DEL PASSATO. MANTENERE IN EQUILIBRIO PROGRESSO E PIACERE DEGLI IDEALI E’ POSSIBILE?…. A QUESTO PUNTO PENSO CHE DOBBIAMO CREDERE AL FARO CHE ATTRAE E ILLUMINA IL CAMMINO DEL PESCATORE VERSO UNA EQUA META, CHE CON OCCHI DI RIGUARDO CHIAMA A SE’ COLORO CHE NON LA VEDONO.

  2. caro Felice, sei più giovane di me, eppure nelle “cose” che ti hanno “rovinato”
    c’è tutta roba stampata o ascoltata. E quello che hai visto? Io sono stato
    rovinato moltissimo da pellicole e sceneggiati televisivi che, noi ragazzi del baby
    boom, avevamo come unica dieta televisiva: la cittadella e il mulino del Po
    (il mondo operaio e contadino, i padroni e i poveri..la giustizia e la prepotenza),
    eppoi i film, come “mani sulla città” (la mafia, la politica democristiana,
    il coraggio) e “Fragole e sangue” (i giovani, il sogno, la repressione). E i tuoi?

    • Caro Claudio, anch’io sono stato rovinato moltissimo da pellicole e sceneggiati televisivi. Semplicemente faccio fatica a “isolare” qualcosa che mi abbia rovinato più di qualcos’altro (ed è uno dei motivi per cui credo che alla fine eliminerò questa pagina): “E le stelle stanno a guardare” mi ha rovinato più o meno di “Novecento”? E vogliamo parlare di “Per grazia ricevuta”, dal quale fui fulminato in giovanissima età? La verità è che avrei dovuto inserire anche “La chiave” e allora ho rinunciato…

  3. Molto interessante, eppure dopo la letture delle prime righe, avrei scommesso di trovare un titolo: “Alice nel paese delle meraviglie”.
    Libro che ci hai citato un sacco di volte alle tue lezioni! Evidentemente il messaggio di Alice non è così profondo come quello degli altri titoli.

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