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Tieniti forte

Ricordi quella volta che, seduto in cucina, stesti a lungo in silenzio e chissà a cosa pensavi mentre io parlavo col medico? Ricordi che avevi sessant’anni e da poche ore anche un ictus che ti avrebbe straziato?

Ricordi che poi, mentre a passi corti e lenti, poggiato al mio braccio, percorrevi il corridoio e ti lasciavi alle spalle la tua vita e la tua casa, improvvisamente dicesti “Mi sembra ieri che ero bambino e giocavo per strada” e chissà se parlavi con me che ti stavo vicino o con te stesso che ti stavi allontanando? Ricordi che fu l’ultima cosa che dicesti per molto tempo?

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Ci sono momenti

ABBO5728bisCi sono momenti, situazioni, in cui il petto e il volto mi si riscaldano e il respiro mi si accelera. Mi capita, ad esempio, quando, all’alba o al tramonto, in riva al mare, mi sento abbracciare forte da un senso di solitudine profondo, radicale, irrimediabile e, al tempo stesso, da una felicità pura e commovente, che non so dire se sia gioia o gratitudine. In questi momenti, in queste situazioni, anche se non saprei dire se è bene o se è male, se è piacere o se è dolore, piangere fa bene. Continua a leggere

Ciò che resta

MostarNei pressi del ponte di Mostar, che in quel tempo era una sorta di arto fantasma nella mente della gente del posto, ci fermò (e noi ci lasciammo fermare) un anziano signore molto malmesso che ci chiese, a gesti e con pochissime parole comprensibili, di seguirlo (e noi lo seguimmo). Ci ritrovammo in ciò che restava della sua grande antichissima casa ad ammirare ciò che restava dei suoi antichissimi e preziosi abiti di famiglia e del suo antichissimo e prezioso arredamento. Per terra, in ciò che restava del cortile, era disteso ciò che restava di una vecchia trapunta imbottita che faceva da tappeto a una miriade di petali di rosa. A lato della trapunta, l’anziana e molto malmessa moglie del nostro ospite indicava con lo sguardo quei petali di rosa, mentre reggeva tra le mani un vassoio sul quale aveva poggiato quel che restava di un antichissimo servizio di piccolissimi bicchieri da liquore. In una frazione di secondo decidemmo, senza dirci nulla, così come senza dirci nulla avevamo deciso di seguire il suo anziano marito, che avremmo bevuto quella cosa che non sapevamo cosa fosse e della quale capivamo soltanto che era una offerta umile e solenne. Bevemmo: lo esigeva la situazione, lo esigevano l’anziana coppia e la sua postura, lo esigevano quell’incontro privo di parole, l’irripetibilità di quel momento e la sensazione che il tempo fosse tutto là. Imparai in quel momento che acqua di rose non è solo un modo di dire. E vidi ciò che restava di una lunghissima storia famigliare: mortificazione e dignità nell’antichissimo gesto di chiedere l’elemosina. Lasciammo quello che potevamo lasciare e ci riavviammo verso il ponte. L’anziano signore tornò a convincere altra gente a seguirlo a casa sua. Continua a leggere

Non perdere il controllo per non perdere

WhatsApp Image 2020-05-30 at 17.48.16 (1)Questa panchina nella foto è sempre stata lì. Da sempre le passo davanti, la guardo e non la vedo. Per anni, addirittura, l’ho sfiorata quasi ogni mattina, all’alba, soli io e lei. Eppure, non l’ho vista. Poi, questa mattina, inattendibilmente, inattesa come la sorpresa, l’ho vista. Non era ancora completamente visibile ai miei occhi e, dunque, se qualcosa stavo guardando (ma non so cosa guardassi) stavo guardando altro e altrove. Eppure, l’ho vista. L’ho rivista, anzi. L’ho rivista dopo oltre quarant’anni. E ho rivisto me. Continua a leggere

Se le parole sono semi

Ulivo pensanteDurante la quarantena ho fatto cose che non avevo mai fatto: ho interagito con due piante, ad esempio. Non solo le ho viste e mi sono accorto della loro esistenza ma, addirittura, le ho osservate e le ho ammesse tra le cose da fare. Senza saperne nulla, ovviamente, senza conoscerle. Perché io non ho alcuna conoscenza di piante, alberi, fiori. Non ho mai provato alcun interesse per regni che non fossero quello delle persone e quello delle parole. Tuttora, di sole persone e di sole parole è fatto il mio mondo. Null’altro lo abita che non sia ad esse funzionale. Continua a leggere

Il fascismo spiegato al figlio

WhatsApp Image 2020-04-25 at 11.13.31Una sera che l’estate prometteva bene, dopo che m’ebbe ascoltato per un paio di ore, un’anziana signora mi chiese se tutto ciò che avevo detto potesse essere riassunto nella sola parola, che pure non avevo mai pronunciato quella sera, rispetto, che a lei così sembrava.

Mi scosse così forte quella risonanza così inaspettata, che spostava altrove lo sguardo del discorso, che mi ci vollero secondi per riallinearmi. Ma quando lo fui, riallineato, mi prese in pieno la sua risonanza e compresi in pieno che davvero così era.

E pensai a te e anche a mio padre. Continua a leggere

Lettere al figlio che parte

IMG00243-20100922-0633Ho sognato che ti abbracciavo. Ti stringevo e tenevo il mento sulla tua spalla, appoggiavo la mia barba bianca sulla tua barba scura, sniffavo il tuo odore. Eravamo alla stazione. È una partenza, pensavo, perché c’è silenzio e non si muove nulla. Continua a leggere

La ragazza del pullman

IMG_E0262Nella primavera del 1985 prendevo tutte le mattine il pullman che da Trani mi portava a Corato, dove lavoravo con Aldo e Tommaso alla distribuzione degli elenchi telefonici. Sul mio stesso pullman viaggiavano gli studenti e le studentesse dell’Istituto d’Arte e tra queste una ragazza che a me piaceva molto. Ogni giorno, quando il pullman arrivava nei pressi della sua fermata, mi sporgevo verso il finestrino per accertarmi che ci fosse. Aver viaggiato insieme per molte settimane, pur senza averle mai rivolto la parola, aveva creato in me una fantasia di vicinanza che non aveva ragione di esistere ma cui, pure, mi ero affezionato. Terminarono quei viaggi sullo stesso pullman e non la vidi più. Due anni dopo, ad aprile del 1987, mentre conducevo un incontro con una platea di ragazze e ragazzi, la vidi in sala. Decisi di fare un piccolo imbroglio e feci in modo di farla capitare “per caso” nel sottogruppo che conducevo io. Il giorno dopo venne a trovarmi nella comunità in cui vivevo e non andò più via. Continua a leggere

Non passa giorno

JFUY2062Uno. Non passa giorno che io non pensi mio padre e mia madre. Non passa giorno che io non senta la mancanza dei miei genitori, una mancanza che ha la forma propria del vuoto e che alimenta un vissuto di incolmabile solitudine. Davvero non passa giorno, non è un modo di dire, è una descrizione. Non è stato sempre così: prima solo ogni tanto pensavo loro e il pensiero era molto diverso e ancor più era diversa la sua risonanza. Cambia il mio pensiero mentre cambio io che penso e cambiano anche loro che non possono più cambiare. Forse vedo cose che prima non vedevo o, forse, non vedo più cose che prima vedevo. Forse guardo me e loro da una prospettiva di cui prima non disponevo o, forse, di cui disponevo ma che non utilizzavo. È forse questo mutato risuonare la mia prematura vecchiaia. Quella vera, intendo, non quella pesantezza che avevo già da bambino e che ha accompagnato tutta la mia vita. Continua a leggere

Sarò come tu mi vuoi

e69b54282f4e17e6426e2485489092a6Un signore che aveva appena comprato un asino, mise il suo bambino in groppa all’animale e uscì a fare una passeggiata tenendo l’asino per le redini. Subito si accorse che la gente additava suo figlio e diceva “ma guarda che figlio degenere, lui se ne sta comodamente seduto in groppa all’asino e a suo padre lo costringe a camminare a piedi”. Dispiaciuto per quei commenti ingiusti nei confronti del suo bambino, salì in groppa all’asino e, a malincuore, lasciò che suo figlio camminasse a piedi di fianco all’asino. Aveva da poco iniziato la sua passeggiata quando si accorse che la gente lo additava dicendo “ma guarda che padre degenere, lui se ne sta comodamente seduto in groppa all’asino e al suo bambino lo costringe a camminare a piedi”. Ferito per quei commenti ingiusti nei suoi confronti, prese il bambino e lo mise in groppa all’asino insieme a lui. Contento di aver finalmente risolto il problema si avviò per la sua passeggiata ma subito sentì che la gente additava entrambi dicendo “guarda che padre e che figlio degeneri, se ne vanno comodamente in giro in groppa all’asino e così facendo lo faranno morire” e allora, dispiaciuto per quei commenti nei confronti di se stesso e di suo figlio, scese dall’asino e mise a terra anche sui figlio. Ripresero la passeggiata a piedi tenendosi per mano e tenendo l’asino per le redini. Ma subito la gente disse “guarda che scemi quei due, hanno un asino a disposizione e vanno a piedi”. Continua a leggere

Un padre e cento figli

è quel che èOgni giorno il barista mi dice “Un padre campa cento figli, cento figli non campano un padre”. In genere lo guardo e non rispondo. Ogni tanto rispondo “Cresci i figli, cresci i porci”. E lui è contento. Ovviamente nella realtà questo scambio di espressioni tipiche del nostro mondo antico si svolge rigorosamente in dialetto e viene accompagnato da uno sguardo finto scandalizzato e finto risentito. Mio nonno diceva anche “Figli e nipoti, tutto ciò che fai è perduto” che in dialetto consente la rima. Una volta gliel’ho anche detto, al barista, ma poi c’ho messo qualche giorno a riprendermi da questo eccesso di socializzazione alla quale non sono abituato. E allora ho ripreso a non rispondere. Continua a leggere

Il gigante è la bambina

WhatsApp Image 2019-09-10 at 22.26.06Uno. Se fossero una sagoma, potrebbero essere il gigante e la bambina, il gigante buono e la bambina che lo guarda, che guarda verso l’alto. Ma non sono una sagoma e io sono qui vicino a loro e posso guardarli e vederli bene: sono una mamma e il suo bambino, una mamma minuscola mamma e un bambino gigante con la barba. Si guardano e lei, per accarezzarlo sulla guancia, si alza sulla punta dei piedi e tende il braccio. Si guardano e non parlano ma si dicono un sacco di cose. Lui sta partendo e lei vorrebbe infilarsi nella enorme valigia che parte con lui. Continua a leggere

L’ultimo a partire

WhatsApp Image 2019-08-25 at 11.10.15L’ultimo a partire, in questa famiglia, è il figlio più piccolo. Il figlio più piccolo cresce più in fretta degli altri e, anche se parte per ultimo, parte prima degli altri. Sfrutta la scia, incassa la rendita di posizione, la sua postura è più ergonomica, gli avversari sono invecchiati. Continua a leggere

Ci vuole coraggio

WhatsApp Image 2019-08-15 at 12.23.15Era estate e mio figlio non aveva ancora compiuto cinque anni. Stavo lavando le stoviglie quando lo vidi arrivare dal tinello della veranda alla mia sinistra: calcolai che mi sarebbe passato alle spalle per andare dall’altra parte della casa. Mi girai, allora, per guardarlo passare e, abbassandomi, gli proposi un abbraccio. Lui si scansò e proseguì il suo tragitto. Io ripresi a lavare le stoviglie. Continua a leggere

Ho visto gruppi (giochi d’agosto)

602124976474839A volte penso che la più grande ingenuità della mente umana sia la sua grande fiducia nella mente umana. Non è che la mente non funzioni in assoluto, ci mancherebbe, è che spesso, più spesso di quanto si possa immaginare, la mente mente. E siccome la mente avrebbe il compito di distinguere tra vero e falso, che sia la mente a mentire è un problema serio. Con buona pace del paradosso del mentitore, che dovrebbe essere sbrogliato proprio dalla mente che, invece, a sua volta, mente. Dunque, ricapitolando, il marchingegno più incredibile che esista, la mente umana, ha una ingenua fiducia in se stessa e per via di questa ingenua fiducia in se stessa non si accorge di quanti errori commetta, di come spesso sia poco credibile. Incredibile, appunto. Continua a leggere

L’odio, il corpo e la colpa (prima parte)

Frankenstein_Junior---03Uno. Non passa giorno che qualcuno non faccia commenti sulle mie dimensioni: parenti, amici, conoscenti, perfetti estranei. Si va dalla battuta scontata al consiglio premuroso: il comune denominatore è l’inopportunità. In genere non replico, precisamente faccio finta di non sentire, al limite ammicco molto pazientemente qualche frase di circostanza. Raramente considero con attenzione l’argomento. In ogni caso giudico e classifico. Negativamente. Le questioni che riguardano il corpo hanno sempre a che fare con l’identificazione. Continua a leggere