E anche questo mi sembra fascismo

LaicitàIo Charlie non sapevo neanche chi fosse, non l’avevo mai sentito nominare. Invece pare che tutti gli altri lo conoscano benissimo. Pare. O forse invece è solo che si spostano a una velocità impressionante. La massa riesce a fare questi spostamenti. Il trucco è non approfondire, muoversi di pancia, essere refrattari alla complessità. E così è la massa: si nutre di semplicismi, santifica chiunque a giorni alterni, ha bisogno di un eroe da adorare, ha il vizio di bagnarsi nei riti magici della folla senza padroneggiarne le implicazioni, ha un bisogno radicale di dire “c’ero anch’io”. Carlo Levi, nelle ultime pagine di Cristo si è fermato a Eboli definì tutto ciò “l’eterno fascismo italiano”. L’eterno fascismo, spiegò, di un paese radicalmente piccolo borghese.

Io, invece, ho sempre paura di sbagliare. E per fortuna sono anche narcisista e quindi col cavolo che dico “je suis Massimò” se prima non controllo chi è Massimò. Dice “ma Massimò è stato ucciso e non è giusto”. Certo che non è giusto: non esiste che tu mi uccidi perché io faccio satira. Non esiste proprio. Se lo fai, non solo sei terrorista ma sei anche pazzo. Oppure c’è dietro qualcosa che mi sfugge.

E su questo siamo d’accordo. Ma è il resto che non capisco. E per colpa di questa mia difficoltà a capire le cose resto sempre indietro e non sono mai sul pezzo.

Per esempio io non capisco e non saprei spiegare a un bambino perché la satira dovrebbe avere carta bianca. E perché questo ci salverebbe da qualcosa. Io non ho mai sopportato neanche la goliardia, che la trovo tanto fascista. Mi è chiaro che la satira mette il Re in mutande, come dice Dario Fo, e che deve essere irriverente. Mi è chiaro che è una forma di resistenza al dominio quando è rivolta al potente di turno: Re, Ministro o Papa che sia. Mi è chiaro che deve essere consentita senza la minima restrizione e non potrei pensarla diversamente io che sono eretico e antiproibizionista. Quello che non capisco, invece, è perché dovrei adorarla a tutti i costi: io guardo le vignette di Vauro che prende in giro Brunetta perché è basso e penso “questo è scemo” e non sto pensando mica a Brunetta, che sarebbe la cosa più normale.

Io sono ateo. Assolutamente convinto del fatto che il Dio dei cattolici, e dunque il mio Dio, non esista (e questa è una grande fregatura perché non so chi ringraziare e neanche chi implorare). In quanto ateo a me non deriva nessun danno dal fatto che in tanti credano il contrario. Anzi: il mistero della fede e della devozione mi commuove e inumidisce la mia rigidità e mi rende un po’ migliore.

A me, semmai, derivano tanti danni dal fatto che la Chiesa Cattolica e tanti cattolici pretendano di decidere per me, di appiopparmi la loro morale, di farmi vivere in una teocrazia, in una repubblica confessionale nella quale le leggi sono fatte su misura per loro e nel quale la Chiesa gode di indicibili privilegi. Che non si distingua tra Chiesa e Stato, tra servizi pubblici collettivi e coscienza privata, questo mi arreca danno. Perché nella sovrapposizione tra servizi pubblici collettivi e coscienza privata cresce la muffa insopportabile dell’abuso e dell’ipocrisia. E anche questo mi sembra fascismo.

Ciò nonostante non capisco il perché di una certa satira (e quindi non capisco neanche perché debba essere santificata). Non capisco il senso e la genialità di una vignetta in cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo fanno sesso tra di loro. Soprattutto non capisco perché quella satira viene accostata sistematicamente al concetto di Laicità.

Parlo per me, che faccio confusione: io dico che la mia laicità comporta il rispetto per la religiosità altrui. Rispettoso in quanto laico, proprio perché laico. Io dico che una delle manifestazioni essenziali della laicità è il rispetto, sereno e rigoroso, per l’umanità e per il suo bisogno di dare un senso alla vita. Dico che il laico ama la verità ma non per questo brandisce come una clava un arrogante senso di superiorità nei confronti di chi crede in un Dio o in una divinità, quale che sia. Anzi, lo spazio laico è uno spazio di incontro e di animazione delle diversità nel quale ci si muove in punta di piedi. Che senso ha pretendere di essere liberi di non credere se contestualmente non si pretende l’altrui libertà di credere? Che senso ha difendere il proprio diritto di vivere laicamente se non si difende il diritto altrui di vivere credendo?

Sul piano dei comportamenti è laico distinguere chiaramente il diritto alla ricerca di un senso, anche nella forma della fede, dalle aberrazioni che questa ricerca può produrre, ma senza sganciare le aberrazioni dalle persone che le compiono, senza generalizzare. Dove inizia la generalizzazione finisce l’onestà intellettuale, che della laicità è il modus operandi.

Ma il punto finale per me è questo: rispettare il diritto altrui di cercare il senso della sua esistenza significa rispettare anche i suoi simboli. Laicità è rispetto dei simboli altrui. Irridere le religioni altrui e i loro simboli, non è espressione di laicità, ma di arroganza e di mancanza di intelligenza simbolica. È espressione di ignoranza. Simbolica e non solo. E anche questo mi sembra fascismo.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 gennaio 2015. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti

2 thoughts on “E anche questo mi sembra fascismo

  1. Ti ringrazio per aver scritto un articolo così coraggioso.Condivido ogni parola scelta .Quando tutti gli amici mi hanno chiesto di condividere “io sono Charlie” non l’ho fatto per i motivi che hai illustrato .Mi sono però sentita sola e cinica.Mi consola che c’è qualche altro marziano in giro.

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