Mettere qualcosa in bocca

2125Capita che qualche settimana fa pubblico un articolo che a moltissimi non è piaciuto affatto. Ma non è questo il punto. Capita che in tanti, in giro per il web, lo abbiano commentato e che qualcuno si sia messo a discutere con me di cose che io non ho mai detto, cose oggettivamente gravi che, semplicemente, io non ho mai pensato, e quindi poi qualcun altro ha risposto a quelle cose, eccetera eccetera, e alla fine si è discusso di cose che nessuno aveva mai detto né pensato.

Questo modo di fare ammuina si chiama straw man argument: consiste, per farla proprio breve, nell’attribuire a un interlocutore argomenti che non ha mai usato, al solo fine di attaccarlo più facilmente. Ad esempio, mi capitava la stessa cosa ogni volta che scrivevo qualcosa di seppur vagamente critico nei confronti di Roberto Saviano: c’era sempre qualcuno che mi rispondeva “e quindi la Camorra non esiste?”. Evidentemente la straw man fallacy può avere due origini: la scorrettezza intellettuale e la stupidità impotente. E due dinamiche conseguenti: non volere e non sapere ascoltare. Disinteresse e incapacità. Ma neanche questo è il punto.

Il punto è che questa operazione avviene spesso in condizioni di disequilibrio, tra parti che non agiscono nella relazione la stessa forza. E a fare lo straw è di solito chi tiene in mano le redini del gioco.

Nelle relazioni di cura, ad esempio, in quelle particolarmente asimmetriche soprattutto, quante volte succede che il professionista metta in bocca all’altro qualcosa che prima non c’era? Non potrebbe essere diversamente: non si potrebbe altrimenti dare forma compiuta a qualcosa che è ancora incompiuto, frammentario, disgregato. La questione allora è che questa operazione di traduzione quasi mai è immune dal rischio di tradimento: tradurre senza tradire, insomma, si può?

Quando l’arte della traduzione degenera nello scempio del tradimento (potere e dominio), è anche l’arte del nutrimento a degenerare nello scempio dell’ingozzamento: una sorta di fois gras della relazione di cura. Perché quando ti mettono in bocca delle parole che non ti appartengono, e non ti accorgi che non ti appartengono, se non le sputi in fretta le parole in bocca diventano idee nella testa, vissuti nella pancia, tarli nell’orecchio, rimorsi nello stomaco. Tagli nel cuore.

C’è gente che forse è ingrassata per questo: straw man obesity

Se così fosse, sarebbe bello, sarebbe facile dimagrire: basterebbe ascoltare attentamente le proprie parole e anche quelle proposte dal traduttore, saper dire di no quando sono sbagliate, saper dire di sì quando sono giuste. E poi volergli bene, credere in loro, non deluderle. Soprattutto basterebbe impedire che le parole si separino dalle cose. E prima di usarle accertarsi che dietro ci sia qualcosa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...