In nomine matris

MammaCi sono cose che potrebbero fare la storia ma che non attraversano, se non di striscio, la cronaca: la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, avendo condannato l’Italia per la sua normativa iniqua e squilibrata in materia, ha sancito il dovere dello Stato di fare in modo che a un figlio o a una figlia possa essere attribuito il solo cognome della madre.

Se l’Italia non fosse l’Italia coglierebbe al volo questa opportunità di rifare la storia, di cambiare il mondo. Se l’Italia non fosse l’Italia getterebbe il quorum oltre l’ostacolo e farebbe di più: sancirebbe che, alla nascita, il cognome è innanzitutto quello della madre e solo eventualmente quello del padre.

Perché questa del (cog)nome è una cosa grossa, è una bomba radicale, un trapianto strutturale. Sono dispositivi come questo che tras-formano le culture, che cambiamo il volto dell’umanità e il corso della storia.

Vi sembra esagerato? Immaginate le conseguenze di una cosa come questa sul medio-lungo periodo, non c’è bisogno di aver studiato antropologia per immaginarle… O immaginate all’indietro, come sarebbe stato questo film se l’introduzione del dispositivo “proprietà privata” fosse avvenuto in un sistema matrilineare, se fossimo i pronipoti di un paradigma matri-moniale invece che patri-moniale. Non c’è bisogno di aver studiato la storia per immaginarlo…

C’è, poi, una questione di giustizia naturale ed esistenziale: la maternità è il luogo proprio della nascita naturale, e l’atto di dare il nome è la nascita sociale. L’uomo non separi ciò che Dio ha unito.

Ma l’Italia è l’Italia, è un Paese sotto sequestro, non succederà nulla e anche questa antropologia da bar, non serve a niente e a nessuno.

Mamm’Emilia (Erri De Luca)

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.

Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.

Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 gennaio 2014. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti

6 thoughts on “In nomine matris

  1. Non solo l’Italia non coglie al volo l’occasione ma e’ da subito contro. Oggi pomeriggio sul TG de La7 il commento di una giurista, l’esperta ( ! ), attribuiva un aspetto negativo alla legge preannunciandone l’uso come occasione di ulteriori liti e contese da parte di genitori separati e delle loro famiglie portando ad esempio una del nord e una del sud ( ?!). E, aggiungeva meravigliata, proprio nel nostro paese che e’ Patria del Diritto Romano. Appunto,dico io,in latino patria sottintende terra e significa quindi terra dei padri cioe’ paterno. Appunto…! MARGHERITA p.s. grazie Felice per la foto della tua mamma.E’ per me un ricordo di stomaco, un viso sempre visto solo da piccolissima e in piazza del pesce.Sapevo individuare solo l’appartenenza alla mia famiglia paterna, non il nome ne’ altro.E grazie per la tua immagine cosi’ privata ma così vicina alle parole del poeta.MARGHERITA

  2. Pingback: IN NOMINE MATRIS | SNOQ-FIRENZE

  3. Pingback: La lobby lesbica | il ricciocorno schiattoso

  4. straordinario…forse sei solo troppo avanti e comunque grazie per la sensibilità, la congruenza e per la generosità con cui condividi i tuoi pensieri.

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