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Le parole sono muscoli

1_672-458_resizePer me la vera morte è l’ispirazione che non scorre più canta Caparezza. Se sto dentro questa metafora vedo che io sono uno che ripetutamente si toglie la vita. L’arma di questo ripetuto suicidio è il mio silenzio, che è l’ossigeno che mi consente di vivere una invisibilità almeno sufficiente, ma che si nutre – questo mi è chiaro – anche della mia pigrizia. E però questa volontaria, necessaria e pigra afasia alla lunga si incista e mi rende muto mio malgrado: le parole sono muscoli, se non le usi si atrofizzano, se le usi male si strappano. Il crampo delle parole è il più doloroso. Continua a leggere

Vie d’uscita

PipaQuesta storia risale ad oltre trent’anni fa. Ero in Francia, in treno, di notte, e il treno si trascinava a fatica da una stazione all’altra fermandosi ogni volta che poteva. Seduto di fronte a me, che ero sveglio e contavo i minuti, un anziano signore dormiva profondamente. Arrivati all’ennesima piccola stazione di campagna, il treno si fermò rinculando fastidiosamente e questo sbattimento svegliò il mio dirimpettaio che, restando immobile con la testa poggiata sul fondo del sedile, guardò il cartello che era a pochi metri da noi e che era perfettamente incorniciato dal finestrino, disse “Siamo arrivati a Sortie” e riprese a dormire. Continua a leggere

Il lavoro di pensare

pensareChe fine ha fatto il pensare? Ci penso mentre – seduto su una panchina in un piccolo parco di Padova – aspetto di iniziare la mia lezione e ne approfitto per fare la cosa che più mi piace fare: pensare. Il lavoro di pensare non è più considerato tale: chi pensa è un perditempo. Dirò di più: pensare è un modo per non lavorare. Non per me. Continua a leggere

Si vive nella doppietà

il doppioSono le cinque e venti ed è ancora buio anche qui sulla spiaggia a levante. Ho fatto un sogno lungo, di quelli che non diresti mai che è un sogno anche se qualcuno te lo dicesse proprio durante il sogno (un sogno? ma che stai dicendo? non vedi che esisto davvero?), un sogno che alle quattro e un quarto ero già sveglio e non sapevo dove mettere l’angoscia e la gioia che erano così tante che avrei potuto raccontarle. Continua a leggere

Oppure a masturbarmi, al limite a scopare

CLAl meeting di Comunione e Lottizzazione un pastore ha spiegato ai suoi discepoli che le coppie omosessuali sono statisticamente più esposte al rischio di malattie cardiovascolari e di suicidio. Non c’è da stupirsi. Siamo di fronte alla ennesima riformulazione di uno dei dispositivi educativi più famosi della pedagogia cattolica: quello in base al quale se ti masturbi perdi la vista. Continua a leggere

Di sperati sensi

11666243_957269910960342_5239686615013624858_nAnni che dico a me stesso che dovrei interrogarmi sull’origine carsica dell’omofobia, anni che dico a me stesso che dovrebbe incuriosirmi l’esistenza di una spiegazione ragionevole, anni che mi rispondo che la cosa non mi interessa, anni che mi giustifico dicendo che non ho sufficienti conoscenze di fisica quantistica per studiare il vuoto, che mi manca quella massima apertura logica senza la quale non si può intuire la vera forma del caos.

Ma, come spesso mi succede, un semaforo rosso interrompe questo schema ricorsivo creando lo spazio per la generazione di un pensiero: gli omofobi hanno, dell’amore, un’idea disperatamente genitale. Continua a leggere