Archivio tag | Molto pancia

Pane, pomodoro e tanto sacrificio

me-da-piccoloCamminando sul lungomare, a pochi metri dall’acqua, mentre tento di tenere insieme l’odore della salsedine e le sfumature dei colori del mare, operazione per me quasi impossibile essendo io privo di qualunque capacità sinestetica, da un balcone al primo piano mi arriva l’urlo devastante di una giovane mamma. Continua a leggere

La distanza dentro di noi

1743642_799429640077704_6656412028313491153_nUno. Scrivo da Crotone. Francesca è a Lecce, Peppone a Napoli, Libano a Siviglia, Marshall a Milano. Siamo una famiglia decentrata, delocalizzata, multicentrica. Il baricentro è materno. La narrazione è paterna. Al di là di questo, tutto il resto è mobile: si può stare in prima linea ma anche ritirarsi lontano dalla trincea. Avanguardia e retroguardia, geometrie variabili, free style esistenziali.

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Come fossi stato io

img_0711Di solito guardo solo un pezzo, un lato delle cose. Quasi sempre le guardo di sbieco. Non le guardo mai di fronte, in primo piano. È uno sguardo che mi deriva da una postura narrativa, credo. O forse è il contrario. Non lo so. Adesso per esempio c’è questa storia di questi due sedicenni che hanno fatto la mattanza ai genitori di uno dei due. Una cosa che le scarpe ti diventano pesanti, scriverebbe Safran Foer. E uno pensa sicuramente ai genitori morti, un altro pensa certamente al figlio che li ha uccisi. C’è pure uno che pensa a questo amico che s’è messo in mezzo. Io sto ancora più a lato: penso ai genitori di questo amico che s’è messo in mezzo. Continua a leggere

L’Epifania del figlio.

IMG_6160Uno. Genitori che accompagnano figli troppo giovani che partono. Alla stazione conto almeno dieci nuclei simili al nostro: la sera di Santo Stefano è una sera di partenze, a quanto pare, e di separazioni. Se il Natale è la festa della famiglia, una decina di natività sono qui in stazione e la mangiatoia è il treno sul quale il Bambinello si ripone da solo, con la prenotazione nell’iPhone. Continua a leggere

La mia materna nudità

MammaLavorai per molto più di tre anni per scrivere Ho perso le parole. Quando fu definitivamente concluso decisi che, per non dimenticare quel lavoro, dovevo fare un segno permanente sul mio corpo. Un’incisione, un tatuaggio. E non poteva che essere un elefante, ovviamente. Cercai un disegno col quale potessi identificarmi e mi misi in attesa di un cenno, una indicazione che mi informasse che era il momento. Continua a leggere

Il balcone sul cortile

cortileQuando cedo, Francesca mi regge. Quando sto per liquefarmi, mi coagulo intorno a lei. La sua presenza mi rassicura. Come un mese fa, che dopo trent’anni che stiamo insieme, per la prima volta mi accompagnò a fare un giro tra i luoghi della mia infanzia. L’ultima volta che c’ero stato avevo le vertigini. Ed anche quel giorno le avevo. E lei le assorbiva. Continua a leggere

La musica è finita (gli amici se ne vanno)

img001Mi sono sempre sentito solo. Sin da piccolo. Anche in mezzo a tanta gente, alla famiglia, agli amici. Non sono mai stato abbandonato da nessuno, non posso dire di essere stato lasciato solo. Ma mi sono sempre sentito solo. Tuttora, quando qualcuno mi chiede “come ti senti?”, la risposta che penso e che non dico è “mi sento solo”. Continua a leggere

Separarsi per esistere

13247730_1129860863701245_3115300176036147569_oUno. Scrivo da una stanza all’ottavo piano di un albergo all’estremo sud della Spagna. Dalla finestra vedo case e strade che non conosco e che, eppure, mi sono familiari. Mi sono familiari perché sono le case e le strade che, ogni giorno, vede e percorre mio figlio.

Voi che avete figli piccoli che oggi accompagnate a scuola, vi avverto: un giorno verranno loro a prendervi in auto dall’albergo in cui siete alloggiati in una città che non conoscete e che loro invece conoscono bene e vi porteranno a cena in un posto che non avete mai visto dove la gente li saluta per nome. Quel giorno vi sarà chiaro che ogni cosa è cambiata e che indietro non si torna. Continua a leggere

Lettera a una maestrina

maestrinaCara maestrina, ieri sera ho incontrato Andrea, il bambino al quale lei ha ordinato di tagliarsi i capelli (in verità già assolutamente normali) in un modo che lei ritiene più consono all’ambiente scolastico.

Cara maestrina, prima di entrare nel merito della mia lettera, mi permetta innanzitutto di aggiornarla su quanto accaduto fuori dalla sua classe mentre lei era molto occupata col taglio dei capelli dei suoi alunni.

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Sui treni di mio figlio

Finalmenbinariote si libera un posto sul Regionale che da Magenta mi porterà a Torino. Mentre cerco a fatica di sedermi, tenendo in braccio lo zaino, mi accorgo che il ragazzo che è seduto davanti a me è identico a mio figlio. Mi scuote dentro questa somiglianza e sento che dovrei distogliere lo sguardo. Ma non posso non guardare dentro questi suoi occhi profondi e dolci, non posso non guardare queste sue spalle larghe, non posso non osservare come muove piano il capo ascoltando la musica mentre gli auricolari gli solcano la folta barba nera. Continua a leggere

Ad occhi aperti

le-invasioni-barbariche-4Sono in autostrada e guido ascoltando Avitabile, quando sento montare dietro di me il sibilo di un treno che immagino correre velocissimo. Ho appena il tempo, una frazione di un secondo, per intuire con orrore che non c’è alcuna ferrovia in questi paraggi. Infatti non è un treno. È un TIR che nella frazione successiva dello stesso secondo mi travolge e mi uccide. Continua a leggere

Frammenti di un discorso transitorio

IMG_6160Alfa. Il punto esatto di transizione tra l’anno che finisce e quello che inizia è un punto di confine. In quanto tale è una finzione, come tutti i confini. Una finzione regolativa. Come quando mettevamo i giubbotti a terra per strada e dicevamo questi sono i pali della porta. In realtà se li avessimo messi un  metro più in là non sarebbe cambiato nulla. Però i goal erano veri. E anche l’eccitazione e la frustrazione erano vere. La finzione regolativa diventava finzione costitutiva. Così, anche oggi, mi commuove ogni volta questa festa intorno al confine, intorno al punto di giro. Nulla di nuovo sotto questo sole meraviglioso. Continua a leggere

La mia vita. Il tuo Dio.

La bellissima e coraggiosa lettera di Giulia Facchini Martini in morte di suo zio, il Cardinale Carlo Maria Martini, (http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_settembre_4/cosi-voleva-essere-addormantato-2111678973083.shtml) ha aperto due stanze della mia mente.

La prima.
Pochi mesi fa, la sera del 4 febbraio, tenendole la mano e senza mai staccare i miei occhi dai suoi, anch’io ho accompagnato mia madre nel momento dello scambio tra la vita e la morte, seguendone gli ultimi respiri ognuno come fosse l’ultimo, ognuno come fosse il primo di una nuova e interminabile serie.

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