Ci sono momenti

ABBO5728bisCi sono momenti, situazioni, in cui il petto e il volto mi si riscaldano e il respiro mi si accelera. Mi capita, ad esempio, quando, all’alba o al tramonto, in riva al mare, mi sento abbracciare forte da un senso di solitudine profondo, radicale, irrimediabile e, al tempo stesso, da una felicità pura e commovente, che non so dire se sia gioia o gratitudine. In questi momenti, in queste situazioni, anche se non saprei dire se è bene o se è male, se è piacere o se è dolore, piangere fa bene.

Credo di aver iniziato a percepire questa sovrapposizione, mi sembra di ricordare, quando nudo, appena nato, ti addormentavi sul mio petto nudo. Questa che oggi mi arriva come solitudine a quel tempo era un battito forte di responsabilità: forse perché, alla fine, nella responsabilità si è sempre soli, come nella promessa. E questa che oggi mi arriva come felicità pura, questa sensazione che non so rendere nominabile, di cui non so parlare, a quel tempo era un battito forte di amore (e non mi sembra vero di usare questa parola) che non saprei dire cos’è, se non che avrei potuto, insieme, ridere e piangere per te.

A parti invertite ho solo due ricordi: da bambino, abitavamo al quinto piano, mio padre (che mi sembrava un gigante quando non mi sembrava un orco) mi prendeva sulle spalle quando rientravamo tardi e avevo sonno e mia sorella ci guardava, contenta per noi; da giovane uomo, in piena notte a ferragosto, mio padre disteso sul suo letto, la mia testa sul suo petto nudo, mi accarezzava i muscoli e mio zio ci guardava, contento per noi.

Voglio bene a questo senso di solitudine che ha accompagnato tutta la mia vita, perché mi ha reso forte, mi ha regalato un paio di valige sempre pronte, un piede sempre sulla soglia e l’idea di sentirmi sempre inadeguato e fuori luogo. O nel posto sbagliato, quanto meno. È stata questa la mia forza. E così oggi non so se augurarti di fare la stessa mia strada sotto il sole o se augurarti di avere un passaggio da un amico, musica e aria condizionata. Se augurarti di andare lontano da solo o se arrivare prima in compagnia.

Per un breve periodo, come tanti padri, ho vissuto, qualcuno mi ha fatto vivere, nell’aporia di non sapere se essere me stesso e sentirmi dire che ero una montagna troppo alta da scalare e sentirmi in colpa per questo o se fingere di essere un altro per essere scalabile e sentirmi in colpa per questo. Nel dubbio si è soli, come nella promessa, e in questo battito forte di responsabilità io ho scelto, sempre, di esserci. A modo mio, che vuol dire quasi muto, come si è nella solitudine, ma ho sempre scelto di esserci. Come un petto nudo che si fa pavimento, radicamento, incarnazione. Come un petto nudo dal quale ci si separa per esistere.

Esistere: anche esistere è una promessa. Promettere di esistere ed esistere per promettere. Esistere per assumere responsabilità, per portarsi sulle spalle.

One thought on “Ci sono momenti

  1. Caro Felice, conosco la solitudine di cui parli e conosco quei pensieri che ti attraversano quando parli del rapporto con tuo figlio. Mi sembra proprio di aver più volte sperimentato ciò di cui parli. Mi farebbe piacere un giorno discuterne con te.

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