Il fascismo spiegato al figlio

WhatsApp Image 2020-04-25 at 11.13.31Una sera che l’estate prometteva bene, dopo che m’ebbe ascoltato per un paio di ore, un’anziana signora mi chiese se tutto ciò che avevo detto potesse essere riassunto nella sola parola, che pure non avevo mai pronunciato quella sera, rispetto, che a lei così sembrava.

Mi scosse così forte quella risonanza così inaspettata, che spostava altrove lo sguardo del discorso, che mi ci vollero secondi per riallinearmi. Ma quando lo fui, riallineato, mi prese in pieno la sua risonanza e compresi in pieno che davvero così era.

E pensai a te e anche a mio padre.

Risposi a quella signora che sono uno che non parla molto con suo figlio e che, per questo, spera che qualcosa arrivi a lui da me, nonostante me. E le dissi che se dovessi scegliere una sola cosa, in fine di qualunque ragionamento e di qualunque vita, che vorrei aver insegnato nella vita, quella cosa sarebbe proprio rispetto. Non altro, non scienza, né trucchi del mestiere. Rispetto.

Ripensai allora a te e anche a mio padre.

E mi vennero in mente alcune righe della lettera che Franz Kafka scrisse a suo padre e il tempo che passai a leggerle e rileggerle, girando a vuoto come una ruota finita nel fango. Quelle righe mi sembrarono scritte per me. Per me figlio e per me padre.

C’è, in quelle righe, l’insegnamento di cos’è l’abuso di potere generato dall’idea grandiosa di sé, la prevaricazione generata dalla proiezione nevrotica della propria supposta superiorità, la violenza generata dalla propria aspirazione alla dominazione, la malvagità generata dalla propria miserabilità, l’ingiustizia sistematica generata dalla pianta malata di un odio brandito come una clava.

C’è però, in quelle righe, anche l’ambivalenza del sentimento di un figlio nei confronti di suo padre. Ed io, in quella ambivalenza, annaspai. Annaspai come padre e annaspai come figlio. Annaspai nelle mie imperfezioni e nella mia mediocrità.

Rispetto, dunque, non scienza e neanche trucchi del mestiere. Rispetto.

Rispetto per gli altri e per sé stessi, per il lavoro e per la conoscenza, che quasi tutta la vita è nel rispetto per queste quattro cose.

Tutto ciò mi torna in mente in questo 25 aprile che è la festa più bella, la più importante.

Tutto ciò e tanto altro, figlio mio, che in mille libri potrai capire cos’è il fascismo e non c’è bisogno che sia io a spiegartelo e a farla lunga. Ma una cosa voglio dirtela: prima che tanto altro, il fascismo è un’idea di sé e degli altri, è un portamento. Non è ciò che si dice di essere, è ciò che si è. Non è ciò che si ha, ma ciò che si fa con ciò che si ha.

Andiamo. Andiamo avanti.

(il fiore dell’illustrazione è di Mauro Biani)

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