Ci vuole coraggio

WhatsApp Image 2019-08-15 at 12.23.15Era estate e mio figlio non aveva ancora compiuto cinque anni. Stavo lavando le stoviglie quando lo vidi arrivare dal tinello della veranda alla mia sinistra: calcolai che mi sarebbe passato alle spalle per andare dall’altra parte della casa. Mi girai, allora, per guardarlo passare e, abbassandomi, gli proposi un abbraccio. Lui si scansò e proseguì il suo tragitto. Io ripresi a lavare le stoviglie.

Dopo pochissimi minuti bussò alla mia schiena. Io mi girai asciugandomi le mani, lui allargò le braccia portandole verso l’alto. Mi abbassai, lo presi in braccio e stemmo un po’ abbracciati senza dire nulla. Poi gli chiesi perché poco prima aveva evitato il mio abbraccio e poi era tornato indietro a prenderselo. Rispose che poco prima non aveva ancora il coraggio e adesso invece ce l’aveva. Gli chiesi se per abbracciare un padre servisse coraggio. Lui, stentoreo, con una chiarezza che non avrei più dimenticato, con una chiarezza che era essa stessa un messaggio, nel mio orecchio scandì sottovoce: “Sempre… per abbracciare qualcuno… ci vuole coraggio”.

Rimanemmo allora abbracciati a lungo, grati del coraggio, impegnati a custodirlo.

Era l’estate del 1998. In quel periodo tenevo spesso, in giro per la Puglia e non solo, un laboratorio che si chiamava Abbracciami ancora un po’ ed ero convinto di sapere, dell’abbraccio, tutto ciò che bisognava sapere. E invece non sapevo la cosa più importante: sempre, per abbracciare qualcuno, ci vuole coraggio.

Quella emozione, quella esperienza, quell’apprendimento che arrivarono da mio figlio, portarono il cambiamento: cambiò radicalmente il mio sguardo sui gruppi e vidi cose che prima non potevo vedere e feci cose che prima non potevo fare. Ma il più grande cambiamento fu la liberazione di qualunque abbraccio della mia vita dal rischio della banalizzazione. Da allora abbraccio molto meno, eppure abbraccio molto di più.

Arrivò, quell’apprendimento filiale, in un periodo in cui incontravamo, a casa mia, un gruppo di amici, alcuni fidanzati, alcuni sposati, alcuni single, alcuni genitori e discutevamo del senso dell’educare e scrivemmo un giorno che non sapevamo dire se fossero i genitori ad educare i figli o se fossero i figli ad educare i genitori.

Mentre noi adulti ci facevamo un sacco di domande, i nostri figli avevano già tutte le risposte.

4 thoughts on “Ci vuole coraggio

  1. ci ho messo più di 40 anni di vita, oltre 5 di psicoterapia e ho dovuto assorbire tanto affetto sincero prima di superare il timore dell’abbraccio: con il coraggio di abbracciare ho ritrovato anche un’altra forza, che spero d’aver un po’ passato ai miei (già…sti figli insegnanti non van mai in pensione..)
    Grazie per avermi ricordato un percorso importante con parole così belle
    Grazie per i pensieri e la compagnia

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