Un uomo da marciapiede

Felice PratoMi chiamo Felice, sono orfano e bipolare. Più orfano che bipolare.

Cammino da sempre a testa bassa e vedo solo le cose che stanno a terra o al massimo nel cono visivo di uno che cammina a testa bassa. Conosco bene i marciapiedi, per esempio. Una volta, da ragazzo, ho scoperto che il palazzo su via Roma, dove stava il tabaccaio vicino a casa mia, aveva il secondo piano. Ieri sera ho scoperto che l’androne del portone di casa mia ha una volta di legno a due livelli di altezza. Fino a ieri se qualcuno mi avesse chiesto com’è la volta dell’androne del portone di casa mia avrei risposto che non ne ho la minima idea e poi mi sarei dimenticato di verificare.

Ne ho parlato anche con Edda di questa cosa che cammino sempre a testa bassa. È sempre il problema che vorrei essere invisibile, o almeno non visto. Quando ho bisogno di dire qualcosa, il bisogno di dire qualcosa deve vincere sul bisogno di non essere visto e quasi sempre perde. Per esempio spesso nella mente scrivo un post su facebook ma poi non lo scrivo davvero oppure scrivo un messaggio a qualcuno e poi non lo spedisco. Per esempio almeno una ventina di volte ho scritto un articolo per il mio blog e poi non l’ho pubblicato: per questo solo ogni tanto pubblico qualcosa, come adesso. Forse.

Se cammino a testa bassa per non essere visto, per lo stesso motivo cammino anche abbastanza velocemente (che è un concetto relativo, ma nella mia mente sto camminando velocemente, perché nella mia mente non peso centoventi chili). Velocemente e a testa bassa, non so se mi spiego.

È anche il problema che molto spesso sono arrabbiato e quando sono arrabbiato, oltre che a testa bassa, cammino anche con il collo incassato nelle spalle e con le spalle piegate verso il basso. Questa postura mi provoca un irrigidimento del collo e delle spalle e spesso sciolgo le contratture della cervicale facendo dei movimenti per stirare i muscoli e capita che chi mi vede creda che io stia ammiccando, ma io sto solo tirando per distendere.

È anche il problema che spesso, non molto spesso ma spesso, sono triste e quando sono triste cammino a testa bassa, con le spalle piegate verso il basso e cammino lentamente. Lentamente e piegato verso il basso, non so se mi spiego. La tristezza batte il bisogno di non essere visto, nel senso che chi se ne frega.

Ovviamente in genere io so perché voglio essere non visto e perché sono arrabbiato o triste oppure arrabbiato e triste (arrabbiato e triste è la mia specialità, mi viene bene) ma qui non posso scriverlo perché il setting non è adeguato. Ma quando il setting è adeguato ne parlo senza problemi, parlo senza problemi di cose anche molto forti che mi riguardano. Se può servire a qualcuno, se può fare bene, posso parlarne ovunque. Ovviamente decido io se può fare bene e in genere non sbaglio. Qui non serve a nessuno e farebbe male a me. Argomento chiuso.

Cammino a testa bassa, con le spalle piegate e le altre cose che ho detto e il mio lavoro, quasi sempre, è parlare con la gente. Spesso devo parlare per ore a tanta gente. Spesso quella gente è venuta apposta per ascoltarmi e prende appunti e spesso ha anche pagato. In questi casi non posso dire “scusate ma vorrei essere non visto e sono anche arrabbiato e triste e quindi non voglio parlare” e allora distendo il collo e le spalle e parto lentamente, come fosse un riscaldamento. Perché le parole sono muscoli e io evito di usarle a freddo.

E così facendo mi diluisco. In genere mi diluisco molto: dimentico di guardare verso il basso, di abbassare le spalle, di essere arrabbiato e triste (o una sola delle due cose ma se sono triste è più difficile diluirsi) e mi faccio vedere molto bene. Quello è il mio momento up. Sono bipolare per motivi professionali e per questo, quando finisco di lavorare, mi arrotolo verso il basso e riprendo la mia forma. Una volta, tornando in auto da non so dove, dove avevo parlato di non so cosa, Francesca mi disse che era venuta con me per sentirmi parlare. Nel senso letterale del termine. O qualcosa del genere, non so se mi spiego.

È anche il problema che a volte perdo il controllo della mia ciclotimia e quella si muove a caso provocandomi quella illogica allegria che Giorgio Gaber ha descritto in una canzone straordinaria, che mi legge nel pensiero così bene che sento il bisogno di piegarmi ancora di più verso il basso.

Ci sarebbe anche quella questione che tutti hanno notato dalla prima riga di questo pezzo… cioè che mi chiamo Felice che sarebbe un aggettivo se non fosse un nome proprio di persona, e che per questo da alcuni decenni mi tocca sentirmi dire beato te che sei felice, non so se mi spiego.

Anni fa ho scritto questa cosa:

PARE
che per essere felice
io debba essere Felice.
———————————-
31 ottobre 2017. Nel giorno del mio cinquantaquattresimo compleanno. Ho scritto questo pezzo pensando alle persone de La Sosta, del gruppo di Piazza Mincio e di BioGrafie. E a tutte le altre persone che camminano insieme a me e mi parlano della loro vita. Le ho in mente tutte, una per una, e adesso sono qui con me.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata il 31 ottobre 2017. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti

5 thoughts on “Un uomo da marciapiede

  1. Felice d averti conosciuto, felice di ogni apprendimento che ho scelto di attivare attraverso te, felice di quanto generosamente mi offri come nutrimento alla mia crescita, felice di essere felice, Felice!

  2. Intanto caro uomo “Felice” ti faccio i miei affettuosi auguri di buon compleanno.Leggendo questo tuo blog mi è venuto in mente Ascanio Celestini in un vecchio suo spettacolo monologato (come quasi sempre) sul senso della sua postura retta di cui sosteneva il tuo contrario. Sinceramente era una satira ad una figura inquietante che ha totalizzato questo paese per 20 anni, i peggiori della storia d’Italia del 900, Comunque, altrimenti su questo tema la faccio troppo lunga, tornando alla tua postura, che è simile alla mia. Almeno quando incontri per strada chi conosci da decenni ricambia il saluto. Almeno io lo faccio sempre con un sorriso anche verso chi nn mi piace. Ti abbraccio e tanti auguri Felici di cuore.

  3. Leggo il tuo articolo nel giorno di Ognissanti e, superando l’onda di emozioni e di pensieri che ogni tuo articolo mi scatena, provo ad esprimere quello che sto provando in questo momento. Ho avuto la grande fortuna di conoscerti occasionalmente e la determinazione di seguirti professionalmente per un breve periodo della mia vita e tutto quello che ho imparato da te e conosciuto di te mi ha accompagnato e continuerà ad accompagnarmi per sempre. Se è vero che Nomen omen la scelta fatta per il tuo nome alla tua nascita ha segnato il tuo percorso di vita, come dici, ma certamente anche quello di tutti quelli che hai incontrato e comunque è ciò che è successo a me. Continua pure ad essere come sei, amico mio, a guardare vero il basso quando sei per strada ma soprattutto a diluirti quando sei con gli altri chè il tuo essere liquido, per uno strano fenomeno di fisica e di emozioni, rende più solidi e felici quelli che ti conoscono e ti seguono. Un grande abbraccio, amico mio, pesante almeno 120 kg e buon compleanno passato ma anche buon onomastico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...