Come fossi stato io

img_0711Di solito guardo solo un pezzo, un lato delle cose. Quasi sempre le guardo di sbieco. Non le guardo mai di fronte, in primo piano. È uno sguardo che mi deriva da una postura narrativa, credo. O forse è il contrario. Non lo so. Adesso per esempio c’è questa storia di questi due sedicenni che hanno fatto la mattanza ai genitori di uno dei due. Una cosa che le scarpe ti diventano pesanti, scriverebbe Safran Foer. E uno pensa sicuramente ai genitori morti, un altro pensa certamente al figlio che li ha uccisi. C’è pure uno che pensa a questo amico che s’è messo in mezzo. Io sto ancora più a lato: penso ai genitori di questo amico che s’è messo in mezzo.

Un giorno vengono a dirmi che mio figlio ha aiutato un suo amico a macellare i suoi genitori. Io che faccio? Muoio, credo. Sul colpo, spero. Perché se non muoio sul colpo, come sopravvivo a questa cosa? Se prima di morire mi avanza qualche secondo penso a lui, a mio figlio, e penso che lo amo così tanto che la pancia mi fa male e penso che però non posso amare una persona che non stimo e io non stimo uno che aiuta il suo amico a fare a pezzi i suoi genitori ma lui è lui e se l’ha fatto è perché è stato debole e ha sbagliato forse amava troppo questo amico o forse è solo un deficiente che io ho sempre sopravvalutato perché è mio figlio ma io invece lo so che lui non è scemo e allora cazzo come cazzo ti è venuto di fare questa cazzo di cosa e vorrei proteggerlo implorare di perdonarlo nasconderlo portarlo via per sempre e voglio che si assuma le sue responsabilità che lo faccia a testa alta che è mio figlio e io farei lo stesso ma lui è lui lo so non sono io e lo so che è giusto che sia così ma come cazzo…

A questo punto muoio perché i secondi sono pochi e mentre muoio piango e mi sento come fossi stato io a fare questa cosa perché io o lui che differenza c’è?

Non è stato mio figlio, ovviamente. La testa funziona così: prova a somigliare alle teste degli altri e guarda cosa succede. A volte guarda così forte che nella pancia succede qualche cosa. La pancia e la testa lavorano insieme.

Penso a questi genitori e a quello che stanno provando. Non so chi siano e, per quello che ne so, potrebbero essere stati proprio loro ad insegnargli ad uccidere. Se così fosse soffrirei di meno per loro. Ma io li penso come me, come noi, che vanno a dirgli questa cosa e muoiono sul colpo. Piangendo.

Un figlio ti fa nascere ogni volta, non si smette mai di nascere quando si ha un figlio. Ma un figlio ti fa morire ogni volta e non si smette mai di morire quando si ha un figlio. Nascere e morire, questo è avere un figlio. E tutto è da scrivere e da leggere. Alcune cose si sanno, tutte le altre no: si sa come si nasce, non si sa come si muore.

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