La musica è finita (gli amici se ne vanno)

img001Mi sono sempre sentito solo. Sin da piccolo. Anche in mezzo a tanta gente, alla famiglia, agli amici. Non sono mai stato abbandonato da nessuno, non posso dire di essere stato lasciato solo. Ma mi sono sempre sentito solo. Tuttora, quando qualcuno mi chiede “come ti senti?”, la risposta che penso e che non dico è “mi sento solo”.

Una delle canzoni della mia vita è Is there anybody out there? Credo che Pink facesse come faccio io: mi sento sempre solo e dunque, ovviamente, non cerco nessuno. Mai. Spesso gli altri mi cercano e a volte ne sono contento. Spesso gli altri non mi cercano, perché non si cerca chi non fa niente per essere cercato, e a volte ne sono contento.

In questi giorni mi ripeto che sentirsi sempre soli ha uno strano vantaggio: il dolore che si prova quando gli amici se ne vanno non è mai un dolore nuovo. È un dolore col quale si ha molta confidenza, ha un sapore acre ma antico e soprattutto persistente. È la crisi quotidiana della presenza. Non c’è novità, non c’è scandalo, non c’è sgomento nel lutto di chi si sente sempre solo. Il dolore lo si anticipa di anni, ci si porta avanti col lavoro. Poi, quando arriva il momento, si deve solo restare seduti per terra. Semplicemente. Più in basso di così non si può.

Io lo visualizzo questo mio dolore: è scuro e morbido e ha la forma dell’eccesso di nostalgia. È un dolore pendolare, un dolore che sai che torna. Perché la nostalgia è il ritorno del dolore, il dolore del ritorno. Nostos e algos. È la nostalgia per alcuni frammenti di esistenza, per alcuni frammenti di persone, per alcuni frammenti di parole. Ma è la nostalgia anche per le vite, i luoghi e le persone che non ho vissuto e anche per le parole che non ho detto a gente che non conosco. Sento la mancanza di queste mancanze e questo è troppo.

In questi giorni mi sento come Paul Edgecombe in Il miglio verde e ripenso agli amici fraterni che se ne sono andati, a quelli che sono stati portati via e a quelli che hanno deciso di andare via. E non mi hanno avvisato. E neanche mi hanno invitato (Niente, nemmeno una parola, l’accenno di un saluto direbbe Califano). Vedo che interi pezzi della mia vita, di quella vissuta nella realtà della carne e delle cose e di quella vissuta dentro, nella testa e nella pancia, hanno perso la loro connessione e non so più a chi fare le mie domande.

In questi giorni, insomma, sono andati via Aldo e Guglielmo. E io, che non credevo fosse possibile, mi sento ancora più solo.

Ecco… la musica è finita, gli amici se ne vanno. Che inutile serata, amore mio.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 13 agosto 2016. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti

5 thoughts on “La musica è finita (gli amici se ne vanno)

  1. Sig. Di Lernia,
    Mi sembra di leggere le mie sensazioni come scritte da qualcun’altro.
    Penso che qualsiasi scrittura (intesa come “cosa scritta”) contenga un pezzetto dell’anima del suo autore.

    Il link del sito mi è stato passato da una vera amica (credo che anche lei sperimenti di queste situazioni…per passarmelo, immagino che anche lei ne soffra un po’di queste sensazioni -.-‘).

    Spero che una parte di me sia rimasta anche in queste mie parole.

    Buon prosieguo di Felice vita ☺️👍

  2. Caro Felice,
    queste tue parole scritte in agosto, mese che non ha più promesse da fare (anche perché non potrebbe mantenerle), diventano un monumento alla solitudine. Ti sono grato perché non saprei descrivere meglio questa malinconica condizione.

  3. solitudine e tristezza, che tema duro.
    la soluzione di Pink però non mi pare bella…. dolore o tranquilla imperturbabilità (comfortably numb) , perché quando gli dicono “non c’è più dolore, ti stai rinprendendo” , lui sa che “il bambino è cresciuto, il sogno è morto” (There is no pain, you are receeding [..] The child is grown, /The dream is gone. I have become comfortably numb)
    chissà, forse è dilemma umano dalla notte dei tempi , che proprio per non avere soluzione, ne ha miliardi.
    un’ultimo pensiero: dato che ci siamo portati avanti col lavoro, e con il non-sgomento del lutto si può unicamente “restare seduti per terra”, che almeno sia terra morbida verde e accogliente : io vado in un bosco.
    grazie per il coraggio di farci partecipi

  4. Bella e struggente questa descrizione del sentimento della solitudine. In realtà noi siamo sempre connessi a tutte le anime e le energie del mondo e questo ci aiuta a superare tale condizione, comune a tutti.
    Grazie per le profonde riflessioni.

  5. Non essendo un gran navigatore, ho scoperto solo ora il tuo blog, si dice così, ho apprezzato il tuo scritto; non solo per i contenuti. Ho apprezzato il modo in cui riesci a trasferire le tue sensazioni, il tuo essere, nelle parole ……… anche se ci conosciamo da tanto tempo, continua la mia acquisizione di te.
    Rileggendo quello che ho scritto sembra una dichiarazione d’amore, stai tranquillo non mi sono innamorato, sicuramente ti voglio molto bene!

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