Auguri e figli maschi

dio-odia-le-donne_pc-391x550Maria Callas in cuffia mentre cammino in aeroporto. Non so se mi spiego…

La mamma morta m’hanno
alla porta della stanza mia.
Moriva e mi salvava!

Intorno a me centinaia di persone che parlano. Non sento quello che dicono. Neanche quando mi sono molto vicini. Ma non serve. Posso immaginare quello che non sento: gli uomini parlano di cose, le donne parlano con qualcuno. Il modello maschile della comunicazione è centrato sull’oggetto, quello femminile è centrato sulla relazione. Ci sono donne che parlano maschile e ci sono uomini che parlano femminile, ovviamente. Ma in generale, dico, anche quando parla di qualcosa, il femminile parla con qualcuno. E anche quando parla con qualcuno, il maschile parla di qualcosa.

Questa diversa centratura produce delle meravigliose dissonanze cognitive: il maschile quando è triste dice di essere stanco, mentre il femminile quando è stanco dice di essere triste. Il maschile è centrato sul korper, il corpo materia, il corpo oggetto, e da lì fa passare, traduce, gran parte delle sue sensazioni. Il femminile è centrato sul leib, il corpo vita, il corpo nella storia, il corpo soggetto, e da lì fa passare, traduce, gran parte delle sue sensazioni.

Quando ad un tratto
un livido bagliore guizza
e rischiara innanzi a’ passi miei
la cupa via!
Guardo!
Bruciava il loco di mia culla!
Cosi fui sola!
E intorno il nulla!
Fame e miseria!
Il bisogno, il periglio! 

Oggetto e relazione, dunque.
Dove sarebbe oggi l’umanità se non fosse stata stuprata da migliaia di secoli di incommensurabile e irreparabile dominio del maschile sul femminile, dell’oggetto sul soggetto? Il vero peccato originale universale è il maschilismo.
Ci sarà la redenzione? Il femminile salverà il maschile?

E so che è stupido pensarti diverso
da ciò che sei realmente.
Di quello che ti ho dato non ho avuto indietro
neanche quel minimo
per cui valga la pena di star male
mentre affoghi nei tuoi errori.
E cerco di capire l’irrefrenabile
bisogno di cercare amore
in quel terreno che è fertile neanche a morire
E invece di morire ho imparato a respirare…

Nina Zilli in cuffia mentre scendo dall’aereo. Non so se mi spiego…

 

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Questa voce è stata pubblicata il 11 giugno 2016. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento

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