Il sogno di controllare i corpi e le coscienze

IMG_3163Dice più volte di sentirsi in colpa nei confronti di suo marito per una attrazione che non dovrebbe provare. La parola che più usa è vergogna.

Mi fa tornare in mente una perturbazione che a volte introduco in un cerchio, quando ho bisogno di mettere in movimento le sue parti, non avendo altro modo per conoscerlo se non quello di modificarlo, di modificarne la posizione, la relazione interna, la forma. Per modificare bisogna conoscere e per conoscere bisogna modificare.

Questa perturbazione è una domanda che impone di scegliere tra due situazioni, entrambe potenzialmente molto dolorose.

La prima situazione è che la persona che ami fa sesso con un’altra persona ma per questa altra persona non prova alcun sentimento, anzi: sicuramente ama te e non ha alcuna intenzione di lasciarti. Solo sesso con questa persona, e se c’è un pensiero di tenerezza e di progetto, questo è solo per te.

La seconda situazione è che la persona che ami, ama un’altra persona con la quale, però, non ha mai avuto alcun rapporto. La ama in silenzio, si veste pensando a lei, esce di casa sperando di incontrarla, sta con te e pensa a lei, ma non c’ha fatto mai nulla. Quella persona neanche sa di questo amore forte e disperato.

Esprimetevi, è la consegna. E’ interdetta qualunque considerazione laterale sulle due situazioni, qualunque aggiunta, qualunque sottrazione. E’ interdetta qualunque premessa, qualunque tentativo di spiegare, qualunque tentativo di capire, qualunque se e qualunque ma. Soprattutto, e chi mi conosce sa che per me questa è una rinuncia enorme, è interdetto qualunque dipende. Si può solo scegliere: quale di queste due situazioni ti dà più dolore? E poi si può solo parlare della propria scelta e poi ancora discutere con gli altri: con chi ha fatto la stessa scelta e con chi ha fatto quella opposta.

Sempre, nel cerchio nel quale introduco questa perturbazione, le persone si mettono in movimento, proprio come fossero particelle (e, in realtà, lo sono veramente) e lo fanno con un movimento crescente, impredicibile, indescrivibile e non esattamente ricostruibile. Ma sempre, al termine della perturbazione (siete autorizzati a chiamare gioco questa tecnica) qualcosa di tutti è più conosciuto, molto di tutti è più conoscibile, a sé stessi e agli altri, e qualcosa di tutti è un po’ anche cambiato. Il cerchio è cambiato sicuramente, quello sì.

L’elemento propulsivo che crea il movimento vorticoso delle persone/particelle, questo è il trucco del successo di questa tecnica, altro non è che un sogno molto diffuso: il sogno di controllare i corpi e le coscienze altrui (e qui dovremmo dilungarci su cosa si debba intendere quando si dice controllare e sulle diverse semantiche di questo dispositivo che è scientifico ma anche e soprattutto relazionale e sociale, ma non abbiamo qui lo spazio per farlo ed anche questa scelta di non approfondire è un modo per controllare).

È un sogno, quello di controllare i corpi e la coscienza altrui, che si dipana da un estremo, che è quello del diritto legittimo o quanto meno comprensibile, a un altro estremo, quello della pretesa di dominio. Ci si sposta sul continuum “diritto-pretesa” in funzione della variabile vicinanza-distanza nella relazione: la relazione intima rende plausibile l’illusione di essere portatori di un diritto legittimo al controllo dell’altro polo della relazione; all’estremo opposto la pretesa di dominio rende insopportabile l’idea che qualcuno, forse una maggioranza, pensi di poter imporre ad altri, a una intera collettività, le proprie pulsioni di controllo sul corpo e sulla coscienza altrui.

È un sogno che si rende visibile in una miriade di posture relazionali, sociali, politiche e normative: è sulla spinta di questo sogno di dominio che le culture egemoni stabiliscono dove si colloca il punto di divisione tra normale e anormale o tra naturale e innaturale (che è molto peggio): ad esempio è in funzione di questa pretesa di controllo della esistenza altrui che nel nostro Paese non è possibile esercitare il diritto all’eutanasia o il diritto di amare e costruire una famiglia con chi si vuole, uomo o donna che sia.

Lo dico tra parentesi: io mi ribello a questa dominazione e rivendico il diritto di decidere liberamente come e quando morire (se e quando dovessi avere la necessità e il dolore di dover scegliere), e dico che non conosco né omo né etero, né trans né inter. Conosco solo persone. Le più fortunate tra queste, amano. Chi gli pare.

P.S.: Suggerisco, a chi avesse intenzione di giocare con la perturbazione delle due opzioni, di non farlo con la persona che ama. È meglio non conoscere ciò che non si ha voglia di modificare ed è meglio non modificare ciò che non si ha voglia di conoscere.

La foto dell’articolo è di Maria Cristina Di Martino

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