Lettera a una maestrina

maestrinaCara maestrina, ieri sera ho incontrato Andrea, il bambino al quale lei ha ordinato di tagliarsi i capelli (in verità già assolutamente normali) in un modo che lei ritiene più consono all’ambiente scolastico.

Cara maestrina, prima di entrare nel merito della mia lettera, mi permetta innanzitutto di aggiornarla su quanto accaduto fuori dalla sua classe mentre lei era molto occupata col taglio dei capelli dei suoi alunni.

Le scuole del Regno d’Italia sono passate sotto l’egida della Repubblica Italiana a causa di uno sciagurato referendum (quello nel quale lei sicuramente votò per la monarchia): a questo proposito la rassicuro sulla sorte di Emanuele Filiberto di Savoia che, nel frattempo, è diventato un divo della televisione (la televisione è quell’elettrodomestico che in molte case prese il posto del contenitore delle barre di ghiaccio che immagino lei usi ancora). Devo purtroppo informarla anche della prematura scomparsa di Rodolfo Valentino, del quale lei si sarà sicuramente chiesta che fine ha fatto non avendolo più intravisto neanche negli spettacoli organizzati per le truppe impegnate al fronte. Sempre mentre lei era impegnata a far tagliare i capelli ai suoi alunni, i più dissoluti qui fuori hanno goduto dell’arrivo dei Beatles, dei Rolling Stones e dei Procol Harum (questi ultimi hanno avuto vita breve: hanno influenzato la storia del rock con A whiter shade of pale e poi sono spariti).

A questo proposito, le porgo i saluti di Edoardo Bennato che a lei, per la sua proditoria opera di custode delle virtù civiche dei nostri ragazzi, dedicò la canzone In fila per tre (che lei però non ha mai potuto ascoltare, sia perché impegnata a far tagliare i capelli ai suoi alunni e sia perché sprovvista di qualunque mezzo moderno di propagazione di musica).

Vengo ora al merito della mia lettera, cara maestrina: immagino lei sia stata già oggetto di ingiurie e attacchi da parte di quei tanti ai quali si deve la dissolutezza dei costumi dei nostri pargoli!

Mi sembra di sentirle le loro accuse: innanzitutto le avranno detto che lei non ha il minimo diritto di dire a un bambino come deve portare i capelli, che lei ha equivocato il suo compito e che, come tante sue colleghe, ha la tendenza ad allargarsi e a fare le veci dei genitori che aprioristicamente considera, se non propriamente incapaci, sicuramente meno capaci di lei di badare ai propri figli, perché lei è una maestrina e quindi titolare a priori di competenza e giustizia.
Le avranno detto che lei ha inopinatamente castrato la creatività di Andrea (che quei capelli li voleva proprio nel modo che a lei non piaceva e che a me erano sembrati tanto normali) proprio mentre questi prendeva confidenza con la sua fisicità e faceva le prove tecniche di rappresentazione di sé (operazione che alcuni credono sia necessaria per la propria autostima).
Le avranno detto che, sì, è vero, il suo lavoro consiste nel creare forme (nel senso che a questa espressione darebbe anche Plotino) ma sicuramente le avranno anche spiegato che questa operazione deve avvenire ascoltando e assecondando la volontà che promana dalle parti più positive e più sane delle persone che le sono affidate (perché i bambini sono persone intere non persone incomplete con le quali si può fare ciò che si vuole).
Le avranno detto che lei forse si considera una educatrice ma sicuramente non è educativa, perché invece di incoraggiare alla libertà di essere ciò che dentro ci si sente chiamati ad essere lei pretende di stabilire chi e come si deve essere.
Le avranno detto che lei è convinta che il suo compito sia omologare le persone a un modello che lei crede essere il migliore di tutti e che lei ha in odio la diversità, forse perché ciò che è uguale le sembra più semplice e ciò che è uguale a lei le sembra più giusto.
Le avranno detto addirittura che un giorno Lévi-Strauss scrisse che “
quel che va salvato è la diversità, non il contenuto storico che ogni epoca le ha conferito e che nessuna può perpetuare al di là di sé stessa” ma lei non ha mai letto questa cosa perché impegnata a potare i suoi alunni come alberelli da raddrizzare.

Ecco, cara maestrina, se le hanno detto tutte queste cose, li perdoni perché, glielo assicuro: hanno sbagliato! Hanno sbagliato a sprecare tempo e fiato nel tentativo di spiegarle cose che lei non può capire perché lei è troppo stupida per capire il senso e le conseguenze di quello che fa a quei bambini. Lei fa la maestrina mica l’insegnante. Se fosse una vera insegnante si occuperebbe di cose più serie, “come costruir su macerie o mantenersi viva“.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2015. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento

One thought on “Lettera a una maestrina

  1. Salve. Vivendo in Spagna per fortuna (o per disgrazia) non sono sempre al corrente di tutto quello che succede. Si puo sapere il nome della maestrina? All’improvviso ho un bisogno violento di insultarla. Non importa cosa potrebbe costarmi il farlo. Però ho un bambino interno al quale ho promesso di fargli caso, sempre. E lui è molto incazzato e ha voglia di rivincita. Grazie

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