Si vive nella doppietà

il doppioSono le cinque e venti ed è ancora buio anche qui sulla spiaggia a levante. Ho fatto un sogno lungo, di quelli che non diresti mai che è un sogno anche se qualcuno te lo dicesse proprio durante il sogno (un sogno? ma che stai dicendo? non vedi che esisto davvero?), un sogno che alle quattro e un quarto ero già sveglio e non sapevo dove mettere l’angoscia e la gioia che erano così tante che avrei potuto raccontarle.

Piero faceva degli esercizi di trascendenza e a un certo punto non era più corpo ed entrava nel corpo di Stefania che sorrideva (solo Stefania sa sorridere così con tutto l’ovale del viso) e poco dopo ne usciva. Io dicevo a Piero che ero preoccupato per questo gioco ma lui non era a questo livello, non c’era. Poi tante cose confuse e poi di nuovo la trascendenza e di nuovo Piero entrava nel corpo di Stefania, ma questa volta non riusciva più ad uscire. Non vedevo più il volto di Stefania ma mi arrivava la sua serenità e allora volevo riuscire a sentirla, proprio a sentirla, poggiando il mio orecchio sul suo petto. Volevo sentire anche Piero e infatti lo sentivo e gli chiedevo come facciamo adesso ma lui mi parlava di altro e mi dettava una poesia che solo in parte riuscivo a comprendere e che qui riporto.

(parte incomprensibile)
si vive nella doppietà
nelle persone che si amano
(parte incomprensibile)

Io chiedevo se era doppietà oppure doppia età, spiegavo che lo sentivo male e che volevo essere sicuro di aver capito e lui mi rimproverava per questa mia esigenza di capire, che non serve, che tanto si vive nella doppietà.

Identificazione, mi dico adesso che sono sveglio: Piero si è identificato in Stefania. C’è identificazione con qualcuno o con qualcosa quando si sente come fatta o detta a sé una cosa che è stata fatta o detta all’Altro con cui ci si identifica: scompongo e riformulo più volte questo pensiero e non sono più sicuro di chi sia in origine e mi viene in mente la lettera di Ernesto Guevara ai suoi figli (Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo) e poi le mie letture sulla figura del doppio e poi ripeto più volte a me stesso “portarsi qualcuno dentro, portarsi nel dentro di qualcuno” e questa cosa del qualcuno e del dentro mi piace e poi mi sembra che sto facendo confusione, che sto mischiando i livelli, ma mi sembra anche che non è così, che non sto mischiando nulla.

Doppietà: mi chiedo perché Piero mi ha portato una parola nuova? mi rispondo che lo fa perché c’è sempre bisogno di parole nuove, perché sa che io ne ho bisogno, che ho bisogno di parole nuove tanto quanto non ho bisogno di persone nuove. Di parole e di persone, di questo scriverò un giorno.

Piero ci sei? Esci?

 

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Questa voce è stata pubblicata il 4 settembre 2015. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti

2 thoughts on “Si vive nella doppietà

  1. Quando mio fratello Augusto, più grande di me di tre anni, si è ammalato di microcitomi al polmone è avvenuto in me un cambiamento del tutto nuovo e del tutto concreto. Quando parlavo sentivo venir fuori dalla mia bocca la sua voce. Io, nel mio orecchio, mi sentivo con la voce di Augusto. Un giorno ne chiesi conferma a Margherita, mi guardò dolorosamente, credo per Augusto ma anche per me. Ovviamente lei sentiva la mia solita voce. Quello strano fenomeno andò avanti per tutto il periodo della malattia, circa due mesi, e continuò ancora per alcuni mesi dopo la morte. Poi sparì. Non ci pensai su molto. Fin da piccoli noi quattro fratelli abbiamo vissuto una parte profonda di noi stessi in una relazione simbiotica. Ora, da adulti maturi, questa zona vissuta come un fortilizio in cui eravamo al sicuro, sta cominciando a scemare. Il tumore incurabile di Augusto ha rappresentato una falla, una breccia nella nostra fortezza affettiva. La radice sanscrita della parola “fratello”, “bhar”, ha il significato di “colui che sostiene”. Nel mio parlare con la voce di Augusto, io, il suo fratello più vicino di età, forse sostenevo anche per lui quel necessario fardello affettivo che non doveva perdersi.

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