Oppure a masturbarmi (parte seconda)

CLL’idea di legare un comportamento immorale al rischio o alla certezza di una malattia è molto più antica di quanto si possa pensare e, dunque, non nasce certo per tenere lontani gli adolescenti dalla masturbazione o dai rapporti prematrimoniali o per convincere le persone che amano persone del loro stesso sesso a reprimere i loro sentimenti e a vivere clandestinamente la loro esistenza affettiva e sessuale.

Del nesso stringente tra peccato e malattia ci parla abbondantemente il Vangelo nel quale, ad eccezione di cinque casi specifici (la trasformazione dell’acqua in vino, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la maledizione del fico, l’interruzione della tempesta del lago e la camminata sull’acqua), tutti i miracoli operati da Gesù Cristo consistono in guarigioni (la maggior parte), esorcismi e resurrezioni. Se, da una parte, è evidente che queste tre tipologie di miracolo sono legate da un filo comune, sia esso oggettivo (malattia-morte) sia esso simbolico (malattia-morte-possessione ad opera del male), è invece meno evidente che a tenere insieme questi miracoli è l’etiopatogenesi del male che ha colpito i miracolati: in generale, infatti, l’origine delle pur diverse infermità sta su un continuum che va dalla mancanza di fede alla condotta immorale e dunque peccaminosa.

Ciò che il Vangelo racconta (e che qui è utilizzato su un piano meramente descrittivo e non certamente teologico) ha, a sua volta, origini molto antiche: quasi tutte le culture (e in particolare, mi sembra, le culture monoteiste) contemplano una relazione stringente e necessaria tra i diversi ordini in cui si dipanano il mondo e l’esistenza, ordini che potremmo riassumere riduttivamente in questo modo: ordine cosmico che è quello al quale afferiscono anche le religioni, ordine sociale o esteriore che è quello al quale afferisce anche la morale, ordine individuale o interiore che è quello al quale afferiscono l’organismo umano e la salute.

Al di là dei casi estremi dai quali siamo partiti ieri con la prima parte di questo articolo, da che mondo e mondo (da che cultura e cultura, per essere più precisi) questi tre ordini comunicano tra loro implicando la vita dei singoli e dei gruppi: basti pensare al fatto che ancora oggi siamo tutti un po’ inconfessabilmente convinti che l’aspetto esteriore di una persona ci dice tante cose sul suo aspetto interiore; oppure basti pensare all’aura che, nella percezione collettiva, circonda una persona affetta da una determinata malattia (l’AIDS ad esempio); oppure si pensi che tuttora, anche nelle menti più laiche e miscredenti, sopravvive la profonda quanto tacita convinzione che alcune malattie siano una punizione divina. Insomma, quante volte ci chiediamo cosa abbiamo fatto per “meritare” questa o quella cosa (entrambe rigorosamente negative, giacché delle cose positive raramente ci chiediamo se le meritiamo)?

La malattia nasce nel corpo (ordine interiore) come conseguenza di qualcosa che è avvenuto nell’ordine esteriore (un comportamento, un sentimento, un desiderio inaccettabili) e che è incompatibile con l’ordine cosmico (dal quale ovviamente tutto ha origine, compresa la malattia): nella cosmogonia cattolica troviamo per esempio l’origine e la ragione della natura dolorosa del parto umano nel comportamento inadeguato dei nostri progenitori (“partorirai con dolore”). In questo assetto l’ordine morale fa da perno all’intera configurazione di sistema e per questo ha, nella nostra vita, una dimensione ipertrofica (si sa che la funzione sviluppa l’organo) anche a prescindere da ciò in cui crediamo di credere e dunque anche quando crediamo di essere immuni da moralismi.

Ma qual è l’origine del nesso stringente e necessario tra ordini diversi, qual è la ragione di questo rapporto privilegiato tra corpo e morale? Bisogna ricordare che la gran parte delle proibizioni a matrice religiosa ha una ragione e una origine di tipo igienico: ciascuna umanità, in qualche momento delle sue origini e a qualche latitudine, ha fatto esperienza delle conseguenze di alcuni comportamenti e li ha messi al bando per proteggersi (la procreazione tra consanguinei, ad esempio, rappresenta, per via delle sue note conseguenze,  una minaccia per la prosecuzione della specie e dunque i rapporti sessuali tra familiari devono essere assolutamente evitati).

Nei secoli alcune di quelle proibizioni sono diventate veri e propri tabù profondamente e pacificamente radicati in quasi tutte le culture del mondo (si pensi all’incesto) anche a prescindere dall’essere adottati o meno in una religione formale. Alcune altre di quelle proibizioni si sono rivelate assolutamente inutili dal punto di vista igienico ed oggi hanno esclusivamente una funzione di controllo sociale (controllo sociale che avviene tramite il controllo morale e questo tramite il controllo dei comportamenti dei singoli): non si dimentichi che il sacramento della confessione rappresenta un potentissimo strumento, forse il primo, di controllo delle coscienze e delle masse.

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