Il vizio di vivere

per vizioLa Vita è una malattia che si trasmette per via sessuale. È la più grave che si conosca. Non si ha notizia di qualcuno che sia sopravvissuto. L’AIDS, per esempio, alla fine è stata sconfitta. La Vita no. Può protrarsi per decenni (c’è chi l’ha avuta per oltre cento anni) ma la morte è certa.
È una malattia cronica degenerativa e ha un andamento ciclotimico: fasi di malessere si alternano a fasi di benessere e questo fa credere a molti che sia possibile sconfiggerla. E invece no! E dunque a che serve passare la vita cercando di difendersi dalla Vita? La cosa migliore è arrendersi e farsela tutta fino in fondo, senza farsi sconti, senza risparmiarsi nessuno dei suoi sintomi più terribili: l’amore, la paura, la conoscenza.

Questa cosa che la vita è una malattia sessualmente trasmissibile me la insegnò il Giovanni (che è medico delle malattie infettive mica solo uno col quale andiamo per trattorie della bassa milanese dove mi ha insegnato anche che il pepe si macina direttamente sul piatto e non si conserva macinato) quando, anni fa, facemmo lezione a Roma a un Master di Medicina delle varie e molteplici sfighe.

La mia lezione al Master consisteva nel convincere un gruppo di medici fans di Franco Battiato che non c’è niente di speciale nell’essere esseri speciali, che – se posso scegliere – preferisco non essere curato da uno che è convinto che io, per mia natura, attirerò normalmente sulla mia strada dei fallimenti e che vorrebbe evitarmi il dolore e tutte le malattie. E soprattutto uno che vorrebbe salvarmi dalla malinconia, che è l’unica condizione per la creatività.

Vabbè, non ci sono riuscito a convincerli. Alla gente piace il suono delle parole, al di là di quello che dicono. Come quando una si commosse perché il suo fidanzato, per il compleanno di lei, le aveva scritto su un biglietto che “il mio amore per te è solo una goccia nell’oceano” e io le dicevo “quindi non ti ama” e lei invece era commossa perché amore – goccia – oceano suonano bene anche se la formula è vuota.

E da allora, quando la Vita mi fa più male del solito (come quando a mia insaputa mi è stata scattata questa foto mentre scrivevo queste cose) ripenso alla lezione del Giovanni, alla madre di tutte le malattie, a Battiato e alle formule vuote. E alla bambina portoghese e al suo costume amaranto e a quelli che ti san dire come fare, quali leggi rispettare, quali regole osservare.

E ripeto a me stesso, come un mantra, che se mi scoprirò a ricordare, mi accorgerò che non me ne importa niente, e capirò che una sera o una stagione sono come lampi, luci accese e dopo spente. E capirò che la vera ambiguità è la Vita che vivo, il qualcosa che chiamo essere uomo. E che quel vizio che mi ucciderà non sarà fumare o bere ma il qualcosa che mi porto dentro. Cioè Vivere.

P.S.: Guccini l’ho parafrasato, ma è chiaro che c’è… in corsivo…

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Questa voce è stata pubblicata il 7 aprile 2015. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti

5 thoughts on “Il vizio di vivere

  1. Ma una vita “non vissuta” , non combattuta, non aggredita quando “fa più male” già non sarebbe più vita. Non credi?

  2. Quale grande onore la plurima citazione ! Sono commosso… anche e soprattutto per le trattorie della bassa milanese e il culto ritrovato del “pepe nero macinato al momento”, come amabilmente chiosava ad Ave Ninchi al termine di ogni ricetta il grande Luigi/Gino/Gigi Veronelli (o tempora, o mores…)Come stai ? Come va il tuo ginocchio ?CiaoGiovanni il Gaiera

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