Frammenti di un discorso transitorio

IMG_6160Alfa. Il punto esatto di transizione tra l’anno che finisce e quello che inizia è un punto di confine. In quanto tale è una finzione, come tutti i confini. Una finzione regolativa. Come quando mettevamo i giubbotti a terra per strada e dicevamo questi sono i pali della porta. In realtà se li avessimo messi un  metro più in là non sarebbe cambiato nulla. Però i goal erano veri. E anche l’eccitazione e la frustrazione erano vere. La finzione regolativa diventava finzione costitutiva. Così, anche oggi, mi commuove ogni volta questa festa intorno al confine, intorno al punto di giro. Nulla di nuovo sotto questo sole meraviglioso.

Beta. Ci fu un tempo in cui avevo paura di morire. Poi mi accorsi che non passava giorno che non pensassi a mia madre e a mio padre e ancora mi accorgo che più passano giorni e più mi mancano. Come ieri che si discuteva di ricette di dolci natalizi, quelli col vin cotto e quelli senza, e non c’era mia madre a mettere il confine tra l’ortodosso e l’eretico e ad autorizzare le sperimentazioni e non c’era mio padre che doveva mangiarne pochi per il diabete che l’ha ucciso lentamente. E allora capii che avrei continuato a vivere nella mente di qualcuno, nel bene e nel male, dei miei figli per esempio, che sarei esistito veramente nella mente di qualcuno, che è vera esistenza quella nel pensiero di chi ti ama anche quando hai torto. E non ebbi più paura di morire. Ma di essere dimenticato, sì, ho ancora paura.

Gamma. 12 bambini urlano disordinatamente il conto alla rovescia. E poi, allo zero, il più piccolo accenna un solitario olè-o-o con tanto di solitario corteo. Inno alla festa: in quanto tale ogni festa ha la sua eccitazione. Inno alla differenza: ognuno festeggia le sue cose proprie, ma si finge di farlo insieme.

Delta. Questo che adesso facciamo finta sia iniziato davvero sarà per me un anno di cambiamenti che spero radicali. Ci penso nel silenzio dei preparativi e nel silenzio del riposo. Ho deciso che la parola è metamorfosi. E dopo averlo deciso sento che dentro di me si accordano come una sola nota la convinzione adolescenziale, che finalizza il vigore e lo preserva dalla contaminazione col dubbio e rischia di trasformarlo in furore, e il cinismo senile, che con la sua chiarezza illumina tutto, anche il torto di una vita tutta sbagliata.

Epsilon. Giuseppe mi dice che ha un forte mal di pancia mentre lo metto a letto e allora gli propongo di stare un po’ con me nel lettone che tanto devo segnare alcuni appunti per scrivere questi frammenti di un discorso transitorio. Si mette proprio vicino e segue con attenzione, chiedendo a volte notizie di qualche parola. Alla fine lo riaccompagno a letto e gli chiedo se ha ancora mal di pancia e mi risponde che gli è passato quando ha letto “poi mi accorsi che non passava giorno che non pensassi a mia madre e a mio padre” e del conto alla rovescia dei bambini e di suo cugino che faceva alè-o-o. Tutto è finzione, anche il mal di pancia. Tutto è reale, anche il mal di pancia.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 gennaio 2014. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 7 commenti

7 thoughts on “Frammenti di un discorso transitorio

  1. Tutto è stato
    così reale:
    le sedie
    le porte
    così sedie
    così porte.

    Non un solo giorno
    è mancato
    il sole:
    le notti
    hanno seguito i giorni
    e i giorni
    le notti
    così giorni
    così notti

    tutto
    così reale e
    così certo
    come le mie mani
    le tue mani
    le tue labbra
    e le mie
    così carne
    così sangue

    tutto
    così veramente certo
    e così certamente vero

    tutto
    perfino questa voce
    che a volte
    si sente
    nel profondo
    così incerta
    così irreale.

    Francisco X. Alarcòn

  2. nella sua “transitorietà” brucia di una estrema “permanenza”…con una malta e cemento che resteranno solo tuoi hai cercato di costruire qualcosa che non si riduca a luogo ove abitare ma possa raggiungere lospessore della “dimora”…in fondo è la inevitabile e sfiancante scommessa che ci vede puntare sempre e sempre…realtà e finzione sono una convenzione, rileggiti Calderòn de la Barca, buon anno.

  3. Caro Felice, qualunque cosa succeda nei prossimi 363 giorni, questo è il post dell’anno.
    A te, a Giuseppe, a chi vi sta vicino, a tua mamma e tuo papà che leggono il tuo blog dal Grande Monitor, ai 12 bambini, buon anno! Un sereno 2014 di storie che fanno passare il mal di pancia.

  4. L’unico modo che conosco per non perdere del tutto il passato sono le parole che scrivo; così ogni anno a dicembre compro una nuova agenda e sfoglio con un brivido tutte quelle pagine vuote fino a quella del 31 dicembre. Chissà se sarò ancora qui a riempire le pagine, ogni sera, con gli appunti del vissuto quotidiano, chissà se ci sarò ancora fino al 31 dicembre, che è un giorno come un altro, ma è anche diverso perché è l’ultimo giorno dell’agenda? Intanto finché sono viva scrivo per ricordare, ricordare anche quelli che anno dopo anno sono arrivati all’ultima pagina delle loro agende.

  5. Ciao caro amico, stai tranquillo, quale che sia la tua metamorfosi, con pensieri come questo non corri il rischio di essere dimenticato da chi ti ha incrociato nella vita. Puoi spostare i confini dove vuoi ma il mio affetto riuscirà sempre a raggiugerti.
    Un abbraccio a te e alla tua meravigliosa famiglia.

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