Siamo tutti Miss Italia

miss ItaliaNon ho mai seguito le trasmissioni televisive su Miss Italia, né mi sognerei mai di farlo. Mi risulta profondamente noiosa l’idea sulla quale si poggia l’intera manifestazione, il modo col quale è assemblata, la retorica con la quale viene comunicata, l’arrampicata sugli specchi con la quale si tenta di legittimarla, ecc… Figurarsi che noia un intero programma televisivo.
Ho detto noioso, però. Non ho detto immorale, né ho detto offensivo o umiliante.

Penso che avrei poche cose su cui chiacchierare con una ragazza che partecipa a Miss Italia, penso che non potrei mai trovarla affascinante e forse neanche veramente bella (perché la bellezza non è mai soltanto un fatto meramente estetico). Ma penso anche che quella ragazza, chiunque essa sia, se ne farebbe una ragione di questa mia opinione e che vivrebbe serenamente anche senza chiacchierare con me. Anzi… che sarebbe meglio per lei.

Credo che le manifestazioni come Miss Italia siano il prodotto strutturale del nostro culto dell’apparenza e che contribuiscano alla formazione dello stupidario generale nel quale ci districhiamo tutti i giorni e per questo non mi dispiacerebbe apprendere che cose così se ne fanno sempre meno, che sempre meno si sente il bisogno di prendervi parte, di assistervi e dunque di organizzarle. Ma che qualcuno vi prenda parte volentieri, assista entusiasta o le organizzi con impegno mi sembra, sinceramente, una questione che non riguarda me.

E per questo non condivido le crociate contro cose come questa. Anzi: un po’ mi preoccupano. I discorsi sull’utilizzo del corpo della donna (in sfilata piuttosto che in pubblicità come in copertina) sono discorsi sull’utilizzo del corpo delle persone in genere e per questo hanno sempre uno sfondo moralistico che ha in me l’effetto del campanello di allarme. Lo stesso campanello di allarme che suona quando penso che in questo Paese mi è impedito fare alcune cose che considero essenziali per poter esercitare pienamente la mia esclusiva titolarità sulla mia vita, sulla mia esistenza, sul mio corpo.

Ad esempio mi è impedito decidere di darmi una buona morte, magari assistito da gente competente e attenta, circondato dalle persone più care e nel momento che ritengo più giusto. Ma più semplicemente mi è impedito anche di indicare per iscritto e in anticipo la mia volontà in materia di fine vita. E potrei ovviamente continuare ancora per molto.

Ecco, io sono uno di quelli che considerano il proprio corpo e la propria vita (l’esercizio del potere sul proprio corpo e sulla propria vita) una questione strettamente privata e personale, non delegabile né allo Stato né tanto meno a una qualunque Chiesa (della quale, peraltro, a differenza dello Stato, non faccio neanche parte). Non tollero intromissioni in questa sfera della mia esistenza ma purtroppo devo subirle, seppur sottoforma di negazione del potere decisionale ultimo. Chi vuole può rileggere il mio articolo sul lancio del nano

Per questo motivo mi sforzo di non fare ad altri ciò che non tollero sia fatto a me: ciascuno faccia del suo corpo e della sua esistenza quello che vuole e, soprattutto, si senta libero di farlo. Per questo motivo quando suona un campanello di allarme mi preoccupo, da qualunque parte provenga quel suono: da istanze di emancipazione apparentemente nobili possono sorgere e prendere piede (e sono sorte e hanno preso piede) le peggiori oppressioni moralistiche.

Il moralismo è moralismo, da qualunque parte provenga. E il fatto che lo si riconosca come tale solo quando proviene da una parte culturale avversa, è la dimostrazione di quanto lo si porti dentro di sé, di quanto poco si sia davvero liberi. Parlo per me: la mia urgenza interiore di esercitare un atteggiamento di ferma laicità culturale mi impone di sospendere il mio giudizio in tutte le direzioni e non soltanto in una. E’ una questione di onestà intellettuale.

Ad esempio, ci sono tantissime donne che scelgono di prostituirsi (sessualmente) e lo fanno con una libertà di pensiero la cui maturità laica dovrebbe far impallidire non solo chi fa la morale agli altri e poi si prostituisce (intellettualmente) da sempre, ma anche chi – dicendo di battersi per la libertà delle prostitute che considera in condizione di subalternità materiale o culturale – vuole in realtà imporre agli altri, attraverso la sua morale, la sua visione del mondo. Che è una pulsione tipica del moralismo piccolo-borghese di cui è impregnata la nostra cultura atavicamente clerico-fascista e profondamente provinciale.

Il problema, forse, allora, è l’incapacità molto diffusa di svincolarsi dalla polarizzazione pseudo-ideologica in base alla quale c’è un corpo che è arte ed uno che è scandalo, uno che dice libertà ed uno che dice sottomissione. E’ (anche) per via di questa incapacità che confondiamo ciò che ci piace con ciò che va bene, che confondiamo giustizia e bellezza. E’ la trappola dell’etica della somiglianza: è giusto, va bene, è degno solo ciò che mi somiglia. Anzi: che credo mi somigli. Anzi: che somiglia alla immagine che ho di me, a come vorrei essere.

E’ una trappola, l’etica della somiglianza, perché nega il diritto di essere tutti diversi perché tutti uguali e tutti uguali perché tutti diversi. Perché non riconosce che questo è il nostro vantaggio. Lévi-Strauss scrisse che “quel che va salvato è la diversità, non il contenuto storico che ogni epoca le ha conferito e che nessuna [epoca] può perpetuare al di là di se stessa”.

(fine prima parte – continua con “Non siamo tutti Miss Italia”)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 luglio 2013. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti

3 thoughts on “Siamo tutti Miss Italia

  1. Felice, aspettavo che qualcuno ti scrivesse “ecco, il solito benaltrismo! Guardate sempre quello che non si fa, perché non guardare anche a quel poco che si fa?”. Per fortuna, non è ancora successo, ma se succede te la sei cercata. Sei un temerario 🙂
    E’ che certe volte quel “poco” non è soltanto “poco”, è un depistaggio. Appaga il nostro moralismo, ci fa sentire avanti e ci addormenta. Festeggiamo la scomparsa di Miss Italia come un grande progresso della civiltà e invece l’hanno cancellata dalla prima serata per ragioni di share e di convenienze. Cioè per le stesse ragioni per cui l’hanno tenuta fino all’anno scorso.
    Prima potevamo fieramente scegliere di non guardarla. Adesso no.

  2. Ho appena completato la lettura del tuo articolo, essendomi stato concesso un momento di riflessione solitaria, rilassata e ponderata che ho dedicato alla lettura di pensieri interessanti e molto calati nella realtà come i tuoi. Ogni volta che ti leggo ne ricevo una sensazione di straordinaria leggerezza e profondità che mi porta a dubitare della autenticità di firma dei tuoi articoli. (esiste un ghost-writer da qualche parte?) Poi mi vengono in mente le tue performance nei corsi di formazione, a cui, peraltro, ho spesso il piacere di partecipare e divento schiavo anch’io di quella che tu chiami “trappola dell’etica della somiglianza”, in questo caso soprattutto intellettuale!

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