8 thoughts on “Chi muore, chi ammazza e chi dice stronzate

  1. Potere di dominio dei maschi sulle donne,banalizzazione dei media e persistente connivenza di molte donne,che o per quieto vivere ,o per errata convinzione (cultura),vanno ad alimentare statistiche insospettate.

  2. caro felice, molto interessante. E’ proprio questo l’argomento di cui volevo parlare al convegno del 21 giugno a Termoli . Ma esiste un modo per tratteggiare un comune denomiantore delle cause delle ultime clamorose e ripetute forme di violenza? Ad esempio che relazione c’è tra suicidio, violenza sulle donne, sui minori e gesti di follia determinati apparentemente da sconforto, isolamento, emarginazione, povertà? Si potrebbe provare a mettere insieme una sorta di “nientificazione” generale che spieghi almeno un tratto comune di questi fenomeni? grazie. antonio

  3. Ho trovato molto pertinente e stimolante il concetto e la correlazione tra nientificazione/mortificazione e dominio; mi ha molto intrigato anche il commento di Antonio sulla possibile relazione tra i numerosi casi di omicicidi/suicidi ed un possibile sentimento di nientificazione generalizzata. Ogni sera , ascoltando le notizie attraverso varie fonti di comunicazione midomando (e Vi domando): ma tutta questa frequenza di orrori è solo contingente o si vuole spingere sul comune sentire come ulteriore forma di distrazione dai problemi generali che ci circondano? Marco

  4. In Italia l’uccisione con movente di genere è la prima causa di morte per le donne tra i 16 ed i 44 anni, un primato europeo che condividiamo con alcuni stati dell’America Latina in cui il termine “femminicidio” è stato usato coniato negli anni 90 per definire qualcosa che prima, semplicemente, non si chiamava. L’Italia è insieme alla Gran Bretagna il Paese europeo con la maggior richiesta/offerta di prostituzione. A differenza di quest’ultimo è credo l’unico nelle cui scuole pubbliche non si riesca a far entrare l’educazione affettiva e sessuale come materia obbligatoria. Fenomeni diversi che però interrogano la costruzione delle identità femminili e soprattutto maschili e di come queste si relazionino tra loro. identità di compagni, amanti, mariti, ma anche di padri e fratelli. Che nel potere/dominio ( o nello scempio) sul corpo delle donne rivelano la povertà ed il fallimento sulle loro anime.

  5. Caro Felice, sono sostanzialmente d’accordo con quello che dici.
    Però ad un certo punto affermi : ” E’ successa (e succede ancora) la stessa cosa anche col razzismo che per anni è stato banalizzato a problema di paura di ciò che non si conosce, con conseguente riconoscimento delle attenuanti generiche e specifiche. Il risultato è che abbiamo perso alcuni decenni a non combattere con la necessaria veemenza comportamenti e idee intollerabili e a proporre pedagogie all’acqua di rose.”
    Ecco a proposito di questo, mi sembra chiaro che per “combattere” in modo efficace (a parte la veemenza) fenomeni di tale genere, sia necessario comprenderne le ragioni profonde. Altrimenti si rischia di mettere in campo “soluzioni” che aggravano il problema. Ma immagino che su questo tu sia d’accordo con me. Un caro saluto.

  6. “Inarrestabile avanzata dell’ autonomia femminile”… C’é qualcosa che stride col resto: c’é un osservatore che sperimenta che é ” inarrestabile” che “avanza” da un meno a un piú e che é una forma di autonomia differente da altre forme perché ” femminile”. Deve esserci un manuale sulle autonomie, da qualche parte.
    Ok, la sveglia non ha fatto il suo dovere, i treni conciliano il torpore mentale, ma qualcosa di questo articolo ha ridestato la mia parte ” irriducibile” ….

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