Trani è molto cattolica. Milano no.

“Papà, secondo me Trani è molto cattolica”
“Perché?”
“Perché ha molte chiese”
“Mhmhm”
“Invece Milano non è per niente cattolica”
“Perché?”
“Perché è molto inquinata”.

Dunque si può essere qualcosa, cattolici ad esempio, “per simboli” e “per pratiche”: è su questi due livelli che si fabbricano le identità, su questi due livelli paralleli ma indipendenti tra loro, non necessariamente compresenti. Si può essere simbolicamente qualcosa o qualcuno senza che a questa simbologia corrisponda alcuna pratica. Si può essere praticamente qualcosa o qualcuno senza che a questa pratica corrisponda alcun simbolo. Normalmente, è ovvio, le due cose camminano parallelamente anche se con intensità diverse.

“E Papa Francesco com’è? è molto cattolico o no?”
“Lui per forza che è molto cattolico: è il Papa”.

Dunque si può essere qualcosa, cattolici ad esempio, “per forza“, per status, e in questo caso quello che fai vale doppio. Se intervieni sul tuo stile sembra che questo sia una cosa concreta, perché – a certi livelli – il simbolo è pratica performante, cambia la realtà, è significativo… Papa Francesco sta scartavetrando alcune parti di un affresco imbarazzante e, per certi versi, patologico, ma possiamo già dire solo per questo che oltre al simbolo c’è la pratica, che oltre all’annunciazione c’è l’avvento? o è meglio aspettare ancora?

Solo per semplificare: da una parte quelli che tengono molto ai simboli, ai canoni, al cerimoniale, al protocollo, la forma è tutto e loro ne sono i custodi; da un’altra parte quelli che tengono molto alla sostanza, ai risultati, ai processi, alle connessioni, la forma è nulla e loro la ignorano; e poi quelli che il simbolo sono loro, che brillano di luce propria, che sono pietra del paragone, testata d’angolo, qualunque cosa facciano vivono di rendita.

Anche la cura è una pratica identitaria e anche nella cura funziona così: sono tutti impegnati nella costruzione di un soggetto (se stessi) che costruisce soggetti (le persone di cui si prendono cura) ma la direzione del processo è diversa: i primi vanno in direzione di se stessi, i secondi in direzione dell’altro, i terzi (che possono anche stare fermi) vanno in entrambe le direzioni.

Liturgici, eretici, simbolici, diabolici, ortodossi, ortopratici, ecc… per fortuna mio figlio si è addormentato. Del resto sono quasi le quattro del mattino. La processione dell’Addolorata è ormai passata, nonostante la pioggia. Posso rimettere in moto e tornare a casa.

P.S.: il luogo in cui è avvenuta la chiacchierata notturna con mio figlio è esattamente quello dove qualcuno ha scattato questa fotografia… è solo una coincidenza eppure continuo a guardare questa foto e a chiedermi se le coincidenze dicono qualcosa…

Addolorata

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Questa voce è stata pubblicata il 27 aprile 2013. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento

One thought on “Trani è molto cattolica. Milano no.

  1. Caro Felice, innanzitutto sentire raccontare di una relazione significativa tra un padre ed un figlio è una cosa che a me fa sempre un gran piacere.
    Per quello poi che riguarda il confronto tra “formalisti” e “quelli di sostanza”, credo che le due dimensioni si intreccino. Nel senso che il fatto, per esempio, di allestire un certo tipo di contesto rituale (che può essere anche altamente formalizzato) innesca uno specifico tipo di processi. Mi viene ad esempio in mente il salto che nella psicoterapia ha rappresentato il fatto di passare dalla seduta 1) con il paziente sul lettino ed il terapeuta seduto dietro di lui, alla seduta 2) con i due protagonisti seduti frontalmente, alla seduta 3) con il terapeuta ed il paziente insieme a tutta la sua famiglia seduti frontalmente in una stanza, ed un’altro terapeuta dietro lo specchio unidirezionale in posizione di supervisione, alla seduta 4) con l’abbandono della posizione nascosta (vedo ma non mi vedi) del supervisore e lo scambio di punti di vista sulla famiglia e difronte alla famiglia tra il terapeuta ed il supervisore (reflecting team). Sono assetti diversi (setting), diverse forme rituali della cura, che innescano processi conoscitivi, emotivi, narrativi, diversi. La forma si fa sostanza, e la sostanza orienta la forma (circolarità causale).
    Tutto questo detto così, un po d’impulso. Spero si capisca il senso! Un caro saluto. Sergio

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