Un giorno il vento ti spazzerà via? (Dalla paura al mito di sé – Appendice)

1.
Urge trovare un accordo sulla perdita di significato del termine “fobia”: omofobico dovrebbe significare “che ha paura della omosessualità” e invece descrive l’atteggiamento di repulsione, rifiuto, aggressività, ecc… nei confronti di chi è omosessuale e nei confronti della omosessualità in genere. Questo slittamento semantico conferma la tesi con cui ho aperto questo ciclo di articoli e che qui sintetizzo: nell’analisi delle questioni sociali al concetto di paura bisogna sostituire definitivamente quello di fastidio. Omofobico è dunque l’atteggiamento di chi prova almeno fastidio nei confronti della omosessualità e delle persone omosessuali.

2.
Nella società della conoscenza, del resto, non potrebbe essere diversamente: come è pensabile che oggi si possa avere paura di ciò che non si conosce, se invece si conosce tutto? Per alcuni decenni le pedagogie più prudenti hanno trattato il razzismo (la discriminazione, l’intolleranza, ecc…) come una manifestazione di ignoranza: è dalla non-conoscenza dell’altro, dell’alterità, della diversità che nasce il sentimento di paura e dunque l’aggressività. Ma se c’è una condizione non più percorribile in questo evo digitale è proprio la non-conoscenza di ciò che avviene e vive nel mondo: è del resto sotto gli occhi di tutti la cura con la quale i teorici della intolleranza argomentano le loro posizioni. E’ ora, perciò, che nelle pedagogie scolastiche, sociali, culturali, si superi questa prudenza e non si utilizzi più il dispositivo “non conoscenza – paura” perché esso è superato e smentito dalla storia.

3.
E’ sotto gli occhi di tutti anche la principale conseguenza dello slittamento semantico paura-fastidio: succede che si è passati dal provare paura per ciò che non si conosce al provare fastidio per ciò che si considera inferiore. All’asse NON CONOSCENZA-PAURA si è sostituito da tempo l’asse SUPERIORITA’-FASTIDIO.
E’ su questo terreno che nelle città, nelle periferie come in pieno centro, fiorisce in quantità industriali quella domanda di sicurezza che il ventre molle del Paese da sempre riferisce alla difesa dei propri interessi e non alla costruzione della convivenza civile. La domanda di sicurezza, infatti, è sempre orientata da qualche intramontabile stereotipo: “sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana, se la Parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana…” cantava Claudio Lolli in “Vecchia piccola borghesia” (nella quale purtroppo fallì malamente la previsione: nessun vento avrebbe mai spazzato via la “gente di casa mia” che anzi resiste oggi più forte di prima).

4.
E invece, lo abbiamo detto e ridetto per anni ogni volta che ci è stata data la possibilità di farlo (e penso alla lunga esperienza del progetto di mediazione sociale all’Esquilino a Roma, ma anche a quelle realizzate altrove), è sicura la città che si-cura!
Che vuol dire che la sicurezza di una città dipende dalla sua capacità di prendersi cura di se stessa, della sua gente, dalla sua capacità di provvedere alla sua salute.
La città come corpo sociale, dunque, ma anche come corpo urbano che ripropone la dualità tra mente e soma: il sé sociale è inteso come leib (il corpo nel mondo) e il sé urbano è inteso come korper (la fisicità).
Mens sana in corpore sano. E viceversa.
Questo antico precetto non deve essere sottovalutato perché ci riporta al mito dell’integro di cui abbiamo detto nei precedenti articoli.

5.
Anche Shalom, in virtù del suo senso originario, indica la totalità (insieme, completo, unito, non frammentato), e poi anche il bene, l’integrità: la Bibbia tratta di tutta la persona, di tutto il popolo, di tutto il mondo, di tutta la terra.
Che si sappia: non c’è sicurezza se questa non è per tutti.

6.
E invece la domanda di sicurezza si fonda esattamente sulla separazione, sull’apposizione di un confine tra chi deve essere protetto e chi – in virtù di una menzogna, di uno stereotipo, di una ipocrisia – deve essere tenuto sotto controllo. La razionalità è bandita furiosamente. Il pensiero laico è latitante.
Un esempio: per ogni persona che muore per eroina ne muoiono circa 50 per alcol e oltre 150 per tabacco. Eppure in Italia l’eroina è proibita, mentre alcol e tabacco si possono comprare e assumere tranquillamente.

7.
Foucault ha scritto che il potere è una forza che, dall’interno, crea la forma della realtà: il potere non ri-produce la realtà, ma la produce. Ciò facendo, il potere stabilisce la verità. Più precisamente: esso fissa i rituali di verità. Che significa che la questione che ci riguarda (che dovrebbe riguardarci) non è quale o dove sia la verità, ma “in base a quali giochi essa si forma”. Oggi più che mai ciò è vero e questa questione è urgente.
Con buona pace dell’illusione illuminista, dell’ubriacatura positivista, della modernità stessa, della sua accelerazione tecnologica, della sua capacità di trasparire l’opacità, le cose si separano dai loro nomi e le parole dal loro significato: l’oggettivo cede il posto al presuntivo, la ragione alla illusione, la scienza alla magia. La verità non è sostanza ma solo comunicazione.

8.
Qualche anno fa, il sindaco di una cittadina meridionale si lamentò con me del dramma della sicurezza urbana con il quale era costretto a combattere tutti i giorni. Per risolverlo aveva individuato quella che per lui era l’unica soluzione possibile: la videosorveglianza. Il problema, mi spiegava, era il costo di questa soluzione, insostenibile per le casse comunali. Da qui l’idea geniale: l’amministrazione comunale, bluffando, si sarebbe limitata ad apporre i cartelli che indicavano le aree urbane videosorvegliate, mentre le telecamere non sarebbero mai state montate. Questo escamotage, il sindaco ne era sicuro, avrebbe avuto contemporaneamente due effetti (i famosi due piccioni con una fava): deterrente per i delinquenti e convincente per gli elettori.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 settembre 2012. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti

2 thoughts on “Un giorno il vento ti spazzerà via? (Dalla paura al mito di sé – Appendice)

  1. L’escamotage del sindaco é davvero una genialata…. E se dovesse accadere un fatto criminoso che rendesse necessaria l’acquisizione dei filmati della video sorveglianza da parte dell’autorità giudiziaria? Che farebbe?

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