Dalla paura al mito di sé (terza parte)

La strategia di ampliamento semantico del concetto di sicurezza punta a un risultato immediato: far aumentare la domanda di sicurezza e, conseguente, far aumentare anche l’offerta. In base alla legge della domanda e della offerta, infatti, aumentando la domanda aumenta l’offerta. Soprattutto, in base alla stessa legge, aumentando la domanda aumenta il prezzo. Qual è il prezzo della sicurezza?

La sicurezza ha evidentemente un prezzo economico: l’aumento della domanda alimenta il mercato della paura che fattura ogni anno miliardi di euro (dal bloccasterzo dell’automobile alla porta blindata, dall’impianto di allarme domestico ai ben più costosi sistemi di videosorveglianza urbana, dalla vigilanza armata imposta dalle assicurazioni alle banche ai rilevatori magnetici dei negozi, ecc…) e crea dunque ricchezza.

Ma la sicurezza ha anche un altro prezzo: la libertà. Non c’è possibilità di politiche e interventi per la sicurezza che non comportino una restrizione delle libertà individuali e collettive. Ivan Illich ha definito questo meccanismo “controproduttività intrinseca” che, in termini estremamente semplificati, vuol dire che il rimedio comporta esso stesso un problema in più (in ambito medico si parlerebbe di effetto iatrogeno). Questo rapporto necessario ma inverso tra sicurezza e libertà (se aumenta la prima diminuisce la seconda) è forse di più immediata percezione se si utilizzano significanti semantici omologhi: un sinonimo (sostegno) e un contrario (controllo). Si ottiene così una legge delle reti sociali:

più sostegno (più sicurezza) = più controllo (meno libertà)

Questa rapporto imprescindibile è esperienza comune e diffusa: la conosce bene chiunque per mestiere si occupi di salute o di sicurezza. è soprattutto il sostenuto a fare sulla propria pelle questa esperienza: se è ricoverato in ospedale i suoi tempi e i suoi modi sono nella disponibilità di altri, così come il suo corpo e la sua storia; egli si consegna ad un potere e ad un giudizio che, scrutandolo e scuotendolo, lo vincolano in una relazione ambivalente; se vuole assistere all’incontro di calcio della sua squadra che gioca in casa, deve uscire di casa cinque ore prima, fare una coda lunga tre chilometri e sottoporsi a sedici controlli; se ha il vigile urbano sempre a portata di mano, può chiedergli qualunque informazione ma non può parcheggiare un attimo in seconda fila per comprare le sigarette; se vive in un quartiere tranquillo perchè presidiato “H24” dalle forze dell’ordine, anche lui è “sorvegliato” dalle forze dell’ordine.

Non c’è miglior controllato di chi ha chiesto di essere rassicurato. E’ per questo che basta alimentare e agitare lo spettro della paura per giustificare misure sempre più restrittive della libertà, fino alla sospensione di alcuni diritti costituzionali.

E’ esattamente questa la ratio, ad esempio, dei cosiddetti “pacchetti sicurezza” di tanti governi italiani: parlare al ventre molle del paese per giustificare con la paura (alimentata ad arte e ampliata fino a comprendere il fastidio) il tradimento di alcuni precetti costituzionali fondamentali (come la differenza tra comportamento e reato, la non punibilità del primo in assenza del secondo, la responsabilità penale individuale e soggettiva). Il pacchetto sicurezza del governo Prodi, ad esempio, conteneva un insieme di misure che aumentavano pericolosamente il potere dei sindaci, in particolare nei confronti di alcune categorie considerate particolarmente pericolose per la sicurezza collettiva come gli immigrati in genere, i lavavetri, gli “zingarelli”, i mendicanti, i writers, fino ai vandali che fanno merenda sulle panchine.

L’equazione delle reti si dispiega allora nella sua più ampia estensione:

più sostegno (più sicurezza) = più controllo (meno libertà) = più potere

Il potere non è mai una energia neutrale, giacché esso si sviluppa sempre in una qualche direzione ed è questa direzione a conferirgli senso (e nel nostro caso il potere invocato ha un senso e una direzione ben precisi: dall’alto verso il basso). Soprattutto il potere alimenta se stesso e i poteri si cercano attraendosi a vicenda e divaricando lo iato tra inclusi ed esclusi. Tra sacri e separati. (Terza parte – continua)

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