Imparare dal ginocchio

E’ passato un mese dalla pubblicazione del mio ultimo articolo su questo blog, un mese nel quale sono stato travolto da una tromba d’aria di vita vissuta intensamente: tante polemiche sul mio ultimo articolo (quello sulla educazione alla legalità), un giro vorticoso di lezioni a Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria, Messina, Catania, Palermo e Lecce, una riunione a Napoli, un seminario a Termoli, gli esami a Foggia, una video-intervista sull’apparente aumento dei suicidi, la settimana santa con i suoi riti e l’arrivo dei parenti, scampoli di campagna elettorale per le amministrative, ecc… Ci voleva la rottura del menisco per fermare la giostra.

Ed ora sono qui, con le mie stampelle, a pensare a tante cose: ai progetti di vacanza-studio per l’estate e alla loro improvvisa relatività nel quadro complessivo delle diverse priorità e circostanze; agli articoli rimasti incompiuti (per esempio quello sulla cellulite); agli amici/lettori ai quali dovevo qualche risposta che a questo punto ormai ha forse perso la sua tempistica dialettica; alle tantissime persone incontrate in queste settimane e al carico di fatica e di bellezza che l’incontro con gli altri sempre porta con sè.

Ma soprattutto sono qui a cercare di imparare nuovi movimenti e nuovi ritmi, a soffrire di questo nuovo rapporto col tempo e con lo spazio, a stupirmi della scoperta della distanza minima ma insuperabile, a riflettere sulla dipendenza dagli altri, a mortificarmi della fatica di trascinare la massa grassa e della mia incapacità di alleggerirmi; ad arrabbiarmi per le barriere architettoniche.

Allora il mio sorriso va a chi mi dirà che nulla succede per caso e anche l’incidente ha un suo perchè, a chi mi dirà che il mio corpo mi ha mandato un segnale (perchè non sono mica caduto: il ginocchio ha ceduto “quasi” da solo) e a chi mi dirà che la mia incapacità di separarmi dai miei chili è la stessa che impedisce di separarmi da altre cose. Il mio pensiero più serio va invece a chi ha vissuto e vive tutta la sua vita in queste e in ben peggiori condizioni.

Posso imparare anche dal mio ginocchio, insomma. O meglio: dovrei imparare… Infatti il problema più suggestivo non è cosa imparo o come imparo o perchè imparo, ma come e perchè NON imparo! Questa è la vera questione!

La mia frustrazione da non apprendimento (non capisco che DEVO dimagrire) è figlia dell’idea, molto diffusa nell’inconscio cognitivo collettivo, della ineluttabilità dell’apprendimento cioè dell’apprendimento come  risultato necessario di qualsiasi processo informativo (formale o informale, strutturato o destrutturato che sia). Questo baco nel nostro apprendimento sull’apprendere ci porta a confondere l’apprendimento (che è una forma) con l’apprendere (che è un processo). Ed è stato proprio questo equivoco a creare la necessità di porre un confine tra idonei e non idonei, tra promossi e bocciati, e a generare la connvizione che si possa non-saper-apprendere, che si possa addirittura diagnosticare una inabilità del sistema.

E’ che purtroppo abbiamo imparato che “è impossibile non comunicare” ma non abbiamo compreso che, proprio per questo, è anche “impossibile non apprendere”. E’ apprendendo (o auto-apprendendo che è in fondo la stessa cosa) che ciascun sistema vivente si organizza/disorganizza/riorganizza. E viceversa (riorganizzandosi apprende). Il che vuol dire che apprendere equivale a trasformare il proprio mondo e se stessi.

La questione allora diventa molteplice: di cosa mi informa il “non-apprendimento” DEVO dimagrire? in questo momento cosa sto imparando? se, in quanto sistema, mi sto riorganizzando, in che direzione mi sto riorganizzando? quale strategia auto-correttiva metto in atto? e il ginocchio che ruolo avrà in questa evoluzione? ma soprattutto: intorno a quale errore ricorsivo il mio sistema si ridefinisce? uscirò mai da questo loop?

P.S.: Ho riletto tutto quello che ho scritto di getto. Credo sia colpa dell’antinfiammatorio.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 aprile 2012. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti

8 thoughts on “Imparare dal ginocchio

  1. sono ansiosa di leggere l’articolo sulla cellulite
    -per tutto il resto, le mie riflessioni hanno reso semplice il concetto: “niente da apprendere ma tutto un collettivo da disimparare” che, come ben sai, è tutta teoria e per niente pratica-.
    un abbraccio

  2. sembrano mie parole…Ma soprattutto sono qui a cercare di imparare nuovi movimenti e nuovi ritmi, a soffrire di questo nuovo rapporto col tempo e con lo spazio…a riflettere sulla dipendenza dagli altri…a mortificarmi per la sospesione improvvisa del mio lavoro basato sulla relazione e l’incontro con l’altro..certo accanto a tutto ciò provo tanta gioia e meraviglia per la nuova vita dentro me che tenacemente va avanti..ed io con lei.
    io sto imparando l’attesa, la pazienza..l’impossibilità di avere tutto sotto controllo..e come tu ben dici, il tuo ginocchio ti sta dicendo tante cose oltre della necessità di dimagrimento..un abbraccio

  3. Come ci insegna il bardo, “Un cielo così cupo non può schiarire senza una tempesta”.
    Coraggio Felice, anche io anni fa vissi l’esperienza claudicante da menisco, potrei dire che ne sono uscito nuovo, invece mi ha lasciato come mi ha trovato.

    Marco

  4. imprevedibili gli esiti della riorganizzazione: nel mio caso la caviglia ha, per ben 4 mesi, urlato fino a richiamare a sè (e a me, di conseguenza) il mio errabondo baricentro…
    p.s.: e un abbraccio non è mai “esagerare”

    • la sofferenza fisica molte volte ci permette di guardaci dentro
      ci fornisce di prendere coscienza di uno stato nuovo
      di quello che ci circonda e comprendere che anche le cose
      più piccole hanno valore assoluto. DM mel

  5. Le riflessioni sulla dipendenza dagli altri, credo, siano esperienze che molti di noi avranno fatto nelle circostanze più varie , di malattia o di ospedalizzazioni a vario titolo; quello che io ricordo dei miei personali momenti di “dipendenza” obbligata è la strana sensazione di arrendevolezza quasi piacevole e rilassante nell’essere oggetto di cura, che, per un medico, potrebbe non essere semplice da accettare!
    Per quanto riguarda tutte le altre considerazioni, il tempo e il progressivo recupero di autonomia ti aiuterà a sentirti “liberato” da questo momento difficile che, inevitabilmente, dimenticherai presto! Mi consenti di sostenerti con un abbraccio lungo quanto la convalescenza?
    Marco D.
    P.S. ma che antinfiammatorio stai usando, chè mi piacerebbe utilizzarlo ogni tanto!

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