Le corna della falsa invalida

La storia è quella solita di una delle tante persone che percepiscono un assegno di invalidità pur essendo sanissime e potendo regolarmente lavorare e fare la spesa. Ma non è questo il punto. Ciò che conta in questa storia, appare solo per una frazione di secondo: le immagini del TG1 mostrano una donna che viene arrestata e condotta in un auto dei Carabinieri; zoom sul finestrino; ed ecco l’icona: un paio di corna! La potenza didattica di questo gesto è enorme e ci ricorda quanta strada dobbiamo ancora fare per ottenere risultati concreti e a lungo termine nella lotta contro le culture parassitarie.  

Il primo passo di questa strada dovrebbe essere un passo di lucidità razionale e di onestà intellettuale: laicizzare il pensiero e le strategie, evitare le scorciatoie moralistiche e improduttive della retorica populista e demagogica, chiamare le cose col loro nome.

A differenza di ciò che esprimerebbe un dito medio, infatti, nel gesto delle corna c’è un senso di antica solidità, di atavica saggezza, di robusta rassegnazione. C’è, insomma, la pacata e minuta esplosione della identità di un popolo che vive da sempre una sorta di lotta continua contro l’oppressore e per questo considera il carcere come una normale condizione di vita, un possibile luogo dell’esistenza. Un popolo che ha una rappresentazione della vita molto elementare (voi contro di noi, nemici e amici, guardie e ladri) che produce esistenze molto complicate.

Il solco che divide in due questa elementare rappresentazione dell’esistenza è un solco culturale, antropologico, identitario. Dunque molto radicato (in quanto strutturale e strutturante). Quel solco è scavato dall’antropologia spontanea con la quale ogni cultura cerca una spiegazione ai misteri e alle complessità della vita, rendendo possibile la costruzione delle diverse identità. In alcuni casi queste identità si rivelano sature: non hanno spazio per introiettare altro, per favorire lo scambio; proprio come un disco rigido che, avendo esaurito il suo spazio, impedisce al PC di continuare a lavorare: e come per il PC anche per l’identità il concetto di “lavorare” equivale a “modificarsi”.

Ebbene, l’esempio più emblematico di identità satura è l’identità mafiosa! Non quella semplicemente delinquenziale, ma quella radicalmente malavitosa, quella da manuale di criminologia. E la donna che fa le corna alla telecamera (e quindi alla televisione e quindi al pubblico nazional-popolare che guarda il telegiornale) e che prima aveva a lungo inveito dalla finestra contro i Carabinieri e i giornalisti, sembra essere portatrice proprio di questo tipo di cultura: fieramente anti-stato (“non sono Stato io” direbbe Caparezza).

Contro il muro di gomma delle identità sature (anche alcuni appartenenti ad apparati deviati dello stato sono “saturi”, anche alcuni appartenenti alle celesti gerarchie dei poteri forti sono “saturi”) risultano velleitarie le deboli strategie pedagogico-legalitarie con cui la cultura egemone (ipocrito-clerico-fascista) tenta di arginare le derive delle culture subalterne: la retorica melensa della educazione alla legalità, ad esempio, è intrisa di equivoci e contraddizioni, è scivolosa e ambigua, inutile se non controproducente; i progetti che la incarnano sono quasi sempre involuti, privi di pensiero e di senso, evidentemente finalizzati al controllo sociale e non alla legalità. Il bug di queste strategie sta proprio nell’affrontare in termini pedagogici ciò che è culturale, in termini moralistici ciò che è strutturale.

Del resto è proprio sul versante psico-sociale che la battaglia con le identità sature è persa: il welfare mafioso, per fare solo un esempio, è molto più efficace del welfare statale; garantisce servizi e assistenza lifelong meglio di qualunque ufficio dei Servizi Sociali o di qualunque Consultorio; monitora, pianifica, programma e valuta meglio di qualunque Ufficio di Piano; è addirittura capace di erogare assegni di mantenimento a spese dello Stato (le “false invalidità”).

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Questa voce è stata pubblicata il 14 febbraio 2012. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti

2 thoughts on “Le corna della falsa invalida

  1. Sono impressionato dal serrato concatenarsi delle argomentazioni! In particolare, riflettevo sulle notevoli somiglianze, che in un contesto di elargizioni di false invalidità, possono avere in comune il welfare mafioso e quello statale !
    Marco

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