Piccolo Blu e Piccolo Giallo

All’interno di una discussione su “Distinzione tra interno ed esterno. Come e perché tracciamo contorni e confini?” che si sta sviluppando all’interno del gruppo FB di AIEMS, Vittorina Buttafuoco ha segnato il punto proponendo una efficace versione video di un bellissimo libro per bambini di Leo Lionni che si intitola Piccolo Blu e Piccolo Giallo.

Grazia alla potenza evocatrice dei colori e delle immagini, ben più efficaci di tanti discorsi complicati, questo testo/video è consigliato a chiunque, avendo a cuore e a mente la normalità del meticciamento, il big bang dello scambio, l’inderogabilità dell’incontro, voglia anche emozionarsi con la semplicità dei segni.

Utilissimo per chi lavora con i più piccoli.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2012. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti

8 thoughts on “Piccolo Blu e Piccolo Giallo

  1. Grazie e davvero bello e utile perchè fa intravedere la comprensione di un gran numero di problemi legati al nostro stile di vita a volte escludente. Crediamo di conoscere chi ci è vicino, ma non sappiamo esattamente di che colore sia. Mia figlia mi ha detto: tu non sai chi sono io!

  2. E’ un video disarmante per la sua semplicità e la sua forza evocatrice e contemporaneamente provocatoria! Sarebbe interessante proporla nelle classi delle scuole primarie (sto pensando soprattutto alle scuole medie) “per vedere di nascosto l ‘effetto che fa!”. Ci sarà qualcuno che direbbe d’ istinto “vengo anch’io!” ?
    Marco

  3. “Little Blue and Little Yellow” è il primo libro che presento ai bambini nella scuola elementare. E’ sempre il libro numero 1 della biblioteca di classe. Nel ciclo attuale, siamo in terza elementare, abbiamo anche “La casa più grande del mondo”, che è naturalmente altrettanto bello.
    Leo Lionni è uno dei più grandi, grandissimi artisti del ‘900. Avevamo un amico in comune, il percussionista del Mali Paul Dabirè, che lo frequentava d’estate quando Lionni veniva nella sua casa a Radda in Chianti.
    Era il figlio di un intagliatore di diamanti di Amsterdam, città in cui era nato da una famiglia ebrea nel 1910. Ebbe un’infanzia fortunata perchè un suo zio acquisito, lo zio Renè, era il più grande collezionista di quadri dei pittori dell’avanguardia. In particolare Picasso, De Chirico e Mirò. Nel 1925 la famiglia venne in Italia, a Genova. Lì cominciò a frequentare la casa di un eminente medico, Fabrizio Maffi, babbo di Nora, che poi sarebbe diventata sua moglie. Le prime discussioni politiche Lionni le ascoltò dal Maffi e da un suo amico, un certo Antonio Gramsci, che insieme nel ’21 fondarono il Partito Comunista Italiano. Leo e Nora si sposarono nel dicembre del ’31. Dimostrò un’inclinazione precocissima per il disegno, attività a cui si dedicò per tutta la vita. La sua autobiografia, che uscì all’inizio del 1997, si intitola significativamente “Between worlds” perchè realmente visse in tutto il mondo, in particolare dopo che le leggi razziste italiane del ’38, vergate personalmente a mano da Mussolini, lo costrinsero all’esilio negli Stati Uniti.
    Scrivere la sua biografia mi entusiasma ma mi occorrerebbe ben altro spazio e tempo per raccontare la vita in assoluto più ricca di avvenimenti che mi sia mai capitato di incontrare. Lavorò per tutta la vita come grafico pubblicitario. I miei coetanei sessantenni ricorderanno i suoi disegni per il panettone Motta o per i gomitoli Lanerossi o le macchine da scrivere Olivetti. Nel suo periodo milanese, all’inizio degli anni ’30, frequentava il Savini con Renato Guttuso, Raffaele De Grada, Cesare Zavattini, Renato Birolli, Lamberto Vitali. Fu grafico pubblicitario, pittore, scultore, animatore culturale (sulla rivista Fortune ma non solo), ma io lo vivo, lo amo e lo apprezzo soprattutto come un poeta, ossia come una di quelle persone che trasformano in oro tutto ciò che toccano. Fu anche un ottimo insegnante e si occupò seriamente di studi sulla percezione visiva. Quando sono andato a vedere “Avatar” ho intuito nella vegetazione del pianeta Pandora l’originaria ispirazione nelle opere che vanno sotto il comune denominatore di Botanica Parallela, che il Lionni progettò e realizzò negli anni ’70 e nel Progetto per un Giardino Immaginario. Sentite quel che scrisse Franco Russoli nel bellissimo “Botanica parallela” pubblicato in italiano da Adelphi nel 1976 :”Una fantasia che è continuazione e sviluppo “possibili”, eppur non avvenuti e che mai avverranno in natura, di primari elementi organici delle forme del mondo vegetale. Un sottile inganno morfologico che si rivela come proiezione poetica della eterna sfida e tormento dell’artista: portare i dati del sensoriale ad una realtà altra, a una vita che si svolge, in una dimensione diversa, ove si prolungano e articolano … i comportamenti della natura.”
    Il 12 settembre 1997 la città di Siena gli dedicò la grande mostra antologica “Art as a Celebration” nel bel complesso museale di Santa Maria della Scala.
    Con tutto questo vi ho raccontato soltanto una parte infinitesimale dell’arte e della vita di Leo Lionni, ma mi rendo conto di aver abusato della vostra pazienza e ve ne chiedo venia, ma Leo Lionni mi accende il fuoco dentro.

  4. Ah, tra le mille cose che ho dimenticato c’è questa: “Little Blue and Little Yellow” è del 1959. Lionni scrisse a commento “Nei libri per bambini ci deve essere ci deve essere una metafora decifrabile, ma anche qualcosa di indecifrabile … Sono convinto che le cose che un bambino non capisce agitino la sua immaginazione, accendano la sua curiosità.”
    Mi rimanda al dubbio di Paul Klee :”Bisogna che tutto sia conosciuto? Ah, io non credo.”
    Lionni ha scritto, disegnato e realizzato per l’infanzia un’intera biblioteca e un intero museo tant’è vero che nell’aprile 1997 partecipò come ospite d’onore alla Fiera del libro per Ragazzi di Bologna dove presentò un suo “Giardino segreto”.

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