RISO AMARO – Se l’analisi la fanno i comici

Sabato sera (lo stesso sabato sera di Italia’s got talent per intenderci). In onda. La 7. Ascanio Celestini discute con altri ospiti di una situazione che è sotto gli occhi di tutti: alcuni comici (loro parlano molto di Maurizio Crozza) esprimono una leadership culturale e politica superiore a qualunque leader di partito. Di sinistra in particolare.

Il tema è interessante ma non per motivi politici. Lo è perché riprende su un terreno diverso una constatazione già fatta tempo fa altrove dal sociologo Claudio Cippitelli: la ricerca intesa come analisi “spessa” della realtà non interessa più a nessuno (ha forse preso il sopravvento una deriva numerica ma questo è un altro tema), nemmeno agli studiosi della società. E questo è un sintomo dell’impoverimento culturale e strutturale del nostro tempo.

Questa considerazione mi è tornata in mente guardando un geniale videoclip di Natalino Balasso del quale ha scritto anche Massimiliano Martucci su siderlandia.it (“Se sono i comici a dover dire come va la vita). Quanti studiosi, quanti divulgatori, riuscirebbero ad essere più efficaci di lui? E’ solo un problema di agende, di priorità, di sguardi rivolti altrove? La fine delle grandi narrazioni ha svuotato di senso l’urgenza dell’analisi? O è (anche) un problema di linguaggi, di tempi (nel senso di velocità), di strumenti (e dunque di media), rispetto ai quali il mondo delle scienze sociali in genere è rimasto al secolo scorso e non ha saputo/voluto cambiare? Io dico che è vero un po’ tutto e che il tutto ha creato un effetto paradossale sul quale sarebbe interessante sentire il parere di chi fa analisi della realtà: la secolarizzazione delle scienze sociali in genere non ha prodotto la loro (post)modernizzazione e le ha lasciate a terra esanimi e prive di una direzione, di una teleologia.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 gennaio 2012. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti

4 thoughts on “RISO AMARO – Se l’analisi la fanno i comici

  1. É la figura del fool shakespeariano che riesce a trovare le giuste parole e il giusto modo di dirle per disvelare la realtà così com’è al vecchio re dalla mente ormai ottenebrata. La fortuna dell’Italia è quella di aver avuto tanti Balasso, tanti fools, che ci hanno fatto ridere mostrandoci allo specchio. Il mondo del cinema ne è pieno, basti pensare ad Alberto Sordi o al migliore Totò. Temo però che ciò non basti più. Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 si sentiva spesso la parola “sensibilizzare”, oggi riusciamo a sapere esattamente quello che succede dappertutto, dalla guerra del coltan nel Kivu agli stati in mano ai narcotrafficanti nell’America Centrale, ma perchè non si riesce ad intervenire in modo adeguato? Cosa impedisce che organismi, istituzioni presposte facciano il loro dovere? Dove e perchè ha avuto origine la fine della responsabilità? Perchè mi si richiede di partecipare ad un dibattito in cui la mia parola conta come il due di picche? Perchè l’Agenzia delle Entrate non controlla che cittadini ricchissimi siano sconosciuti al fisco? Perchè c’è voluto Saviano per far emergere lo strapotere dei casalesi? Non bastavano carabinieri, finanza, polizia di stato, magistratura e servizi segreti? Di quante ore di lavoro è fatta la giornata di un magistrato?
    Dove sono coloro che dovrebbero occuparsi della sicurezza nei luoghi di lavoro? Questa funzione credo che sia stata demandata già da diversi anni alle ASL, e le persone che vi lavorano cosa, come e quanto producono? Non capisco, non condivido il comune lamento sulle TV di Berlusconi. C’è internet, c’è Radio 3, c’è Current, c’è La 7, c’è Travaglio, ci sono i giornali, c’è Santoro, c’è Gad Lerner, c’è Goffredo Fofi, c’è Milena Gabanelli, c’è Arianna Scommegna, c’è Emma Dante, c’è Patrizia Battaglia, c’è Alessandro Bergonzoni, c’è Moni Ovadia ed altro ancora …
    Se a qualcuno vanno bene i luoghi comuni che se li tenga.
    Un settore strategico nella società dell’economia della conoscenza lo giocano poi tutte le agenzie formative, anche in questo settore si pongono problemi di etica non dissimili da quelli presenti in tanta parte del mondo dei colletti bianchi.
    Vivendo in una zona in cui la sinistra ha il potere assoluto (senza metafora) da oltre cinquanta anni ho la certezza che Berlusconi ha giocato a favore di questa sinistra furbacchiona, corrotta e parassita.
    Temo che chi voglia contribuire a rafforzare civiltà e democrazia nel nostro paese debba necessariamente porsi in una prospettiva a medio e lungo termine, ricollegandosi alle migliori tradizioni culturali, che certamente non mancano, ma a cui bisogna ridare la forza delle idee originarie, una filosofia, un’energia morale, un racconto che spinga ad agire sorretti da un ritrovato senso della responsabilità. Grazie Balasso.

  2. Rettifico l’affermazione seguente:
    “Perchè l’Agenzia delle Entrate non controlla che cittadini ricchissimi siano sconosciuti al fisco?”

    “Perchè L’Agenzia delle Entrate permette che cittadini ricchissimi siano sconosciuti al fisco?”

    Chiedo scusa

  3. Le scienze sociali vivono il rimorso di aver creato la società in cui viviamo, contravvenendo allo spirito con cui i primi studiosi si erano posti nei confronti del mondo. Il “disincanto” è la perdita assoluta di direzione. Anche e soprattutto politica, quindi delle motivazioni per farsi le domande e quindi cercare le risposte. Non ci rimangono che i comici.

  4. Compito dei comici è fare ridere. E, i più bravi tra loro, fanno ridere colonizzando spazi, interstizi, abbandonati dalla riflessione politica e dalla riflessione sulla società. Spesso, quasi sempre, è una operazione di semplificazione, una costruzione di metafore e paradossi, ma raramente è lontana dal senso comune di almeno una parte dei spettatori. Crozza dice cose che moltissimi pensano, ma magari non le pensano all’interno di un codice comico: quando le ascoltano ridono perchè ne apprezzano il codice, non il contenuto che, in larga parte è già conosciuto. Per altri versi accade anche per le performance del vice direttore della Stampa Gramellini a “che tempo che fa”: notizie in gran parte conosciute, ricucite in una tela di retorica che nulla aggiunge, se non contribuire a un senso comune rassicurante. In questo senso, la comicità (non tutta per carità) e molti commentatori quotidiani (Serra e Gramellini, per esempio) sono molto rassicuranti. Diverso il compito delle scienze umane, e della sociologia in particolare. Prendiamo la ricerca di Banfield su Montegrano, nome di fantasia di un paesino della Lucania, da cui scaturì il termine di familismo amorale: nulla da ridere, anche se un bravo comico può trovare elementi per costruire un pezzo comico. Molti lavori di Antonio Albanese (un gigante) si ispirano, coscientemente o meno, a quella ricerca. Compito della sociologia è dare nome pubblico a fenomeni osservati tramite un metodo riproducibile: spesso questo lavoro richiede tempo, da parte di chi lo produce e da parte di chi ne fruisce. Le performance comiche lavorano su un’attenzione misurabile al massimo in minuti, e illudono di costruire pensiero. Possono costruire consenso, rassicurazione, occupazione del tempo: tutte cose apprezzabili, in questo periodo, Ma che non vicariano alcunchè. Come la grande produzione di gialli (e il loro grande successo) non vicariano il poco successo della letteratura tra gli italiani.

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